TORINO 30 – "Blancanieves", di Pablo Berger (Festa Mobile)

Nella Spagna degli anni Venti Antonio Villalta è il più grande ed ammirato torero, ma nel giorno in cui sta per nascere la figlia, Carmen, viene incornato da un toro e costretto sulla sedia a rotelle mentre la moglie muore di parto. Risposatosi con Encarna, viene abbandonato inerme dalla donna in una stanza della sua grande dimora, mentre la bambina viene costretta a fare i lavori più umili e degradanti riuscendo a vedere il padre solo di nascosto.

Il tempo passa, Carmen cresce, ma un brutto giorno la matrigna decide di far fuori Villalta per potersi godere l’eredità dell’ex grande torero assieme all’amante. Quest’ultimo tenta anche di uccidere la ragazza che rimane invece senza memoria e viene soccorsa da una compagnia di nani toreri che girano la Spagna esibendosi in numeri comici. Ribattezzata dai compagni “Blancanieves”, Carmen si rivelerà un’abile torera ed arriverà a raggiungere un’enorme fama attirando su di sé le nuove ire della matrigna.

Pablo Berger aggiorna la favola di Biancaneve spostandola agli inizi del Novecento e modificando alcune parti del racconto, ma soprattutto decidendo di evitare le parole e di utilizzare solo le immagini. Inevitabile – purtroppo, dato il periodo – il confronto con The Artist, che Berger stravince appieno grazie ad una grande consapevolezza del mezzo e ad una scelta metaforica e stilistica che funziona alla perfezione. Alternando momenti fortemente drammatici ad altri deliziosamente comici (su tutte le gag col gallo Pepe), il regista basco riesce a trattenere lo spettatore non risparmiandosi alcune graffianti e memorabili sequenze come quella in cui il vestito di Carmen da bianco diventa nero dopo essere stato immerso in una bacinella o la morte della matrigna inseguita dai nani che molto ricorda il grandioso Freaks di Tod Browning. Berger condisce il tutto con una partitura musicale tutta legata alla tradizione del proprio Paese che circonda e amplifica la forza e la potenza delle immagini fino ad un finale struggente e tremendamente reale; feroce critica allo spettacolo e insieme triste storia d’amore irrealizzata ed irrealizzabile.

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    Senza The Artist questo film nemmeno esisterebbe, come ha confessato lo stesso autore. Dura per SS ammettere di aver preso all'epoca un'incredibile cantonata critica (neanche la prima tra l'altro…)

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    @anonimo, non è corretto: leggi bene le affermazioni di Berger, che ha detto esattamente il contrario, cioè che ha concepito Blancanieves ben prima della produzione di The Artist, che ha combattuto per 10 anni per trovare i soldi, e che l'uscita di The Artist e il suo successo hanno semplicemente sbloccato la situazione, consentendogli di trovare i fondi per il proprio film.