TORINO 30 – "Blankets for Indians", di Ken Jacobs (TFFDOC/Documenti): Occupy 3D

TORINO 30 - Blankets for indians + incontro con Ken Jacobs

Blankets for Indians, sguardo di 3D resistente su Occupy Wall Street, inaugura qui al Torino Film Festival il ciclo Documenti, sezione fuori concorso dedicata a cogliere le vibrazioni a livello globale, le proteste e la resistenza rispetto a un "capitalismo che si limita a scremare, ma non capitalizza niente". Il grande regista statunitense Ken Jacobs usa il digitale come arma, e scrive un manifesto politico (e artistico) seguendo la folla del 99% fino a Zuccotti Park

TORINO 30 - Blankets for indians + incontro con Ken JacobsGiugno 2011. Ken Jacobs sta lavorando sulla fontana della City Hall a New York, proseguendo una riflessione sul 3D portata avanti da diversi anni a questa parte, quando viene interrotto dalla marcia di centinaia di cittadini americani verso Zuccotti Park. Cosa fare, se non riprenderli?

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"Possono sembrare normali, ma non lo sono" ironizza nel film facendo il verso al sindaco Bloomberg "in realtà, sono criminali"… Le forze di polizia aderiscono a questa opinione: sono addestrate a obbedire passivamente agli ordini repressivi. Jacobs cattura una folla multietnica di tutte le etnie, i sessi e le età, bambini e neonati compresi, manifestanti con strumenti musicali che improvvisano uno swing, altri con cartelli che diventano sottotitoli, mentre le sue stesse riprese vengono invase pacificamente da obiettivi di altre persone, innumerevoli punti di vista, e interrompe il flusso con strategici fermo immagine, commentati da stoccate sarcastiche: "come la polizia, interrompiamo le registrazioni per aiutarvi a trovare i criminali tra questi volti".

Lo sguardo sulla massa critica che sfila viene attraversato da un vibrante manifesto politico: "l'arte è il prosieguo di ciò che accade. L'arte evoluta mette in dubbio anche gli occhi", soprattutto in tempi di manipolazione mediatica. In un paese dove la polizia usa le stesse tecniche, le stesse divise, la stessa prepotenza e non di rado, lo stesso sadismo delle forze militari, ed è autorizzata a perquisire in ogni orifizio la vittima designata della sua autorità: nel paese che troppo spesso si è sentito convinto di esportare la propria idea di democrazia fondata sul potere finanziario, un dono ipocrita e non voluto, come le blankets del titolo, le coperte infette agli indigeni. Nelle mani di Jacobs il 3D, finora deputato perlopiù al marketing del ludico, diventa un'esperienza particolarmente gratificante per immergersi in una gioiosa rivolta e cogliere aspetti che nell'informazione tradizionale verrebbero occultati. Questo è Blankets for Indians, che inaugura qui al Torino Film Festival il ciclo Documenti, dedicato a cogliere le vibrazioni a livello globale, le proteste e la resistenza rispetto a un "capitalismo che si limita a scremare, ma non capitalizza niente".

In questa conversazione di 30 minuti con il pubblico, Ken Jacobs, già protagonista di ONDE a Torino 27 e quest'anno presente alla proiezione di Blankets for Indians insieme alla moglie – "la sua seconda testa"- porta al Festival il suo pensiero, dal processo creativo di filmmaker resistente all'addestramento sistematico sui poliziotti e come vengano abituati a non pensare, ma solo a sradicare ciò che è avverso agli ordini ricevuti, fino ad Obama ("nero solo a metà, connivente con i poteri forti").
 

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