TORINO 31 – FRAME 4: Ombre

Il cinema può essere definito ancora il riflesso dalle ombre? Si è ragionato molto sulla linea di confine odierna tra la luce e il buio in questo Festival. Dal film/fantasma Vandal sino all'urlo disperato nelle tenebre di To the Wolf. Dai residui di pellicola new hollywood, sino ai romantici vampiri/ombra di Jim Jarmush. Fine.

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Il cinema può essere definito ancora il riflesso delle ombre? Si è ragionato molto sulla linea di confine odierna tra la luce e il buio in questo Festival. Come nel film/fantasma Vandal (Concorso), attraverso i night moves dei suoi writers anonimi, con corpi e ombre costantemente confusi, sagome nelle tenebre che ridanno colore alla notte e costruiscono una loro inquadratura del mondo da ammirare alla luce del mattino. Una luce e un colore che la Grecia periferica e dimenticata di To the Wolf (Onde) proprio non riesce più a concepire, configurando la crisi atroce che la sta strangolando e immergendoci nel buio totale di un finale agghiacciante e sin troppo manifesto nel suo urlo disperato. Dov’è il futuro oltre quell’oscurità a cui si sta rabbiosamente sparando? Dove sono le ombre delle persone e del cinema?

Stacco. Il pensiero non può non tornare indietro alle pellicole new hollywood (ri)ammirate, (ri)amate qui a Torino: come gli immensi chiaroscuri del ciminiano Vilmos Zsigmond ne Lo Spaventapasseri di Schatzberg, che tracciano il cammino amabilmente residuale di Gene Hackman e Al Pacino in una Storia che li ha rifiutati e poi bastonati. Riflessi condizionati e invisibili del mondo, catturati nella loro granitica dignità sempre nell’ora magica del crepuscolo, al calar del sole, proprio quando si inizia a diventare ombre tra le luci. O ancora il lento spegnersi di quel rosso a là Ford nei Cinque pezzi facili di Rafelson, dove il Western si eclissa pian piano in una frontiera ormai fredda e innevata, da affrontare dimenticandosi di proposito la propria giacca e la propria vita. Divenendo l’ombra non più visibile di se stessi.

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E il mattino dopo svegliarsi, entrare in sala e guardare (?) i romantici vampiri di Jim Jarmush in Only Lovers Left Alive immersi nel loro buio eterno e immobile. Persino i non morti sono diventati note a margine di un libro scolorito, persino i non morti oggi invecchiano e muoiono, perché qui si rischia seriamente di non poter essere più nemmeno semplici ombre. Insomma: è il cinema quel vampiro che non trova più sangue buono per resistere? All is Lost? No. Resta il sorriso di Adam e Eve che illumina un attimo nelle tenebre: solo gli amanti (del cinema) possono sopravvivere. Fine.

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