TORINO 31 – Grand Piano, di Eugenio Mira (Festa Mobile – Film di Chiusura)

Il giovane pianista Tom Selznick, dopo alcuni di anni di abbandono delle scene a causa di una forte fobia da palcoscenico, decide di tornare ad esibirsi per una speciale serata in omaggio al suo mentore recentemente scomparso. Per tale occasione la scaletta prevede una selezione dei brani preferiti dal compositore deceduto fra i quali "La Cinquette" anche conosciuto come "il brano impossibile". Appena apre lo spartito per iniziare l'esibizione davanti a 4000 persone, Tom trova scritto "suona una nota sbagliata e morirai". Inizialmente non dà peso alla cosa considerandola uno scherzo, ma ben presto si accorge che è tutto vero e dovrà riuscire a capire chi lo minaccia e perché, se vuole salvare la sua vita ed anche quella di sua moglie in platea. Naturalmente, però, senza smettere di suonare! Nella gara alle ambientazioni impossibili che sembra essersi scatenata in questi ultimi anni nel genere thriller, Grand Piano segna senz'altro un nuovo traguardo: non a caso il produttore Adriàn Guerra è lo stesso di "Buried". Mai si era visto, infatti, che "l'uomo nel mirino" potesse riuscire a risolvere il thriller, pur essendo bloccato al pianoforte ad eseguire pezzi di elevatissima difficoltà tecnica.

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Nelle intenzioni il film vuole essere un omaggio al maestro Hitchcock (impossibile non pensare a "L'uomo che sapeva troppo" e "Nodo alla gola") ma non solo, è anche un atto d'amore verso tutto il cinema hollywoodiano degli anni '40 e '50: non a caso il protagonista è omonimo del leggendario produttore David O. Selznick ("E' nata una stella", "Via col vento" e gli hitchcockiani "Rebecca, la prima moglie", "Io ti salverò" "Notorius" e "Il caso Paradine"). Un cinema elegante e scintillante ma che, al tempo stesso, voleva anche impressionare lo spettatore con movimenti di macchina complessi e vertiginosi ed ambientazioni inusuali. Le citazioni, tuttavia, spaziano un po' a trecentosessanta gradi nel mondo del cinema: De Palma naturalmente, l’ormai classico “In linea con l’assassino”, e c'è perfino un rimando alla scena cult di "Un Chien Andalou"…

 

Insomma, Mira sembra divertirsi a raccogliere la sfida della "sceneggiatura impossibile da girare" (è il regista stesso che afferma di considerare la partitura de "la Cinquette" come l'equivalente metalinguistico della sceneggiatura) anche perché può contare su attori di primo piano come Elijah Wood che regge sulle sue spalle (o, meglio, sulle sue dita) gran parte del peso del film, e su un ottimo John Cusack che, pur restando sullo schermo per una manciata di minuti, lascia comunque un marchio indelebile sul film. In un primo tempo anche lo spettatore può trovare divertente provare l’ebbrezza di un giro su un ottovolante in perperpetuo movimento com’è questo film. Ma più si va avanti e più le risposte che arrivano dalla sceneggiatura sono insufficienti ed a dir poco lacunose e l’ebbrezza del volo non può che lasciare il posto ad una rovinosa caduta.