TORINO 31 – Luton, di Michalis Konstantatos (Onde)

Nicholas Vlachakis in LutonNon è facile vivere in Grecia. Lo abbiamo appreso dai fatti della storia recente, e il cinema sta ora facendosi carico di esprimere formalmente quella precarietà dell'esistere figlia delle varie crisi del nostro tempo: quella economica in primis, che poi naturalmente ha tutte le cadute inevitabili nell'esistenza spicciola, fatta di rapporti interpersonali e che si esprime in un disagio fisico. Konstantatos, infatti, esplora proprio il rapporto fra i corpi e lo spazio circostante, come a voler cercare un punto di rottura che permetta finalmente alla carne di raggiungere una propria fattibilità in ambienti altrimenti incapaci di esprimere una dialettica con chi li attraversa. I luoghi che illustra, non a caso, sono estremamente variegati: negozi di vestiario, scuole, ristoranti, night club, interni familiari, un emporio/tabaccheria. In tutti però i protagonisti appaiono sfalsati, fuori luogo e cercano nel gesto fisico una legittimazione a esserci che però non fa altro che esacerbare ancora di più il loro essere invariabilmente altrove: la carne si sfiora, i corpi si baciano, cercano legittimazione nel cibo, finanche nella seduzione e nel sesso, che però appare quasi rubato, clandestino e si risolve in gesti brutali nella loro asettica urgenza.

 

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La dialettica non a caso si esprime fra la fragranza dei corpi dei protagonisti (la bella Eleftheria Komi, il corpulento e burbero Christos Sapountzis, l'efebico Nicholas Vlachakis, quasi un Robert Pattinson greco) e una scelta cromatica che predilige soluzioni molto asciutte, con tinte smorzate che radicalizzano l'urgenza materiale di un mondo “pesante” nel suo riverberare la propria indifferenza ai drammi delle persone. Il denaro è la merce che fa girare il mondo, ma spesso genera attriti, reazioni esasperate da parte del prossimo. La logica è all'accumulo, attraverso una struttura a mosaico che segue i tre principali protagonisti (Mary, Makis e Jimmy) nelle loro giornate, disseminando piccoli indizi circa la loro costante discesa nella frustrazione, destinata poi a deflagrare nell'inaspettata svolta finale. Una scelta che stimola naturalmente il parallelo con il Miss Violence di Alexandros Avranas, rovesciato però di segno nella misura in cui il lavoro di Konstantatos appare meno meccanico, più legato all'urgenza di illustrare un mondo che esce all'esterno delle case e contamina con la sua furia la società tutta. In questo senso, seppur stilisticamente sorvegliato, il film appare più urgente e sincero. Il titolo Luton si riferisce alla località inglese in cui uno dei tre personaggi potrà forse trovare la sua possibilità di riscatto, spezzando finalmente il circolo vizioso che avvolge l'esistenza sua e dei compagni.