TORINO FILM FESTIVAL 26 – "Donne-moi la main" di Pacal-Alex Vincent

 

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Un viaggio all’ insaputa del padre per andare al funerale della madre. E’ quello che i due gemelli diciottenni Antoine e Quentin decidono di intraprendere, partendo a piedi dalla Francia per arrivare in Spagna, sulla tomba della donna che li ha messi al mondo, ma che loro non hanno mai realmente conosciuto. Fortemente influenzato dall’ estetica di un certo tipo di road movies americani, “Donne-moi la main” è un film epicamente e coraggiosamente visivo, in cui la centralità del rapporto crudele e tenero tra i due fratelli è ben arginata e attenta a non virare verso facili psicologismi didascalici. I contrasti, le liti, le lotte tra i due sono i contrasti cromatici di una Natura pre-romantica, che è quasi co-protagonista del film. Debitore in parte, nei silenzi e nell’atmosfera di disperazione adolescente, dei fratelli Dardenne, Pascal-Alex Vincent rifiuta qualsiasi traccia di relativismo sociale. Così  le immagini e l’ espressività degli attori costruiscono un film che è un romanzo di formazione espressivo, fatto di sensazioni e non di fatti, che pure ci sono, accadono, ma che sono piccoli pezzi di un mosaico emotivo.

La Francia e poi la Spagna di Vincent sono luoghi selvaggi e inesplorati nelle loro strade secondarie, nei loro boschi e nel loro paesaggio umano decentrato. I colori sono plumbei, come in uno stato di dormiveglia perenne. Riportano ad una sorta di incubazione, come se tutto fosse avvolto da una sorta di placenta umida e protettiva, desiderata in modo silenzioso e forte, e vero motivo del viaggio di Antoine e Quentin. La violenza del mondo, e quella tra i due, esplode sistematicamente, ma non buca mai la membrana, neanche nelle intense scene finali in cui la finta morte di Antoine per mano del fratello sembra sfiorare per qualche secondo il finale drammatico, per poi ricomporsi in una resurrezione definitiva.

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Vincent, che ha a lungo lavorato come distributore di cartoni animati giapponesi, fa iniziare la storia di Antoine e Quentin con un cartone animato, che è una dichiarazione della sua poetica anti-realistica. Ci riesce benissimo, con un film di sensazioni a volte quasi palpabili. Violento ed assonnato come un viaggio infantile.