TORINO FILM FESTIVAL 26: Una grande famiglia… esterofila

Sporcata, e quindi superata, la storia dei girotondi, Nanni Moretti, per il secondo anno, si ferma a Torino, come direttore del festival più amato dai cinefili, dalla critica militante e più “impegnata”. Nanni Moretti forse ha trovato, almeno per qualche anno ancora, un luogo dove divertirsi, impegnarsi, lavorare, considerati anche i lusinghieri risultati dell’anno scorso: gli incassi sono aumentati del 79%, gli spettatori sono aumentati in una percentuale tra il 70 e l’80 per cento, aumentati del 47% anche gli accreditati e più che raddoppiati gli ingressi ridotti, cioé riservati ai giovani e all’associazionismo. A parte questi numeri, Torino ha vissuto in passato, grazie a Steve Della Casa, Barbera, Turigliatto, edizioni memorabili e Moretti speriamo riesca a conciliare ancora qualità e partecipazione. La sua seconda volta sarà senz’altro più chiarificatrice. Ad oggi, aspettando che cominci (dal 21 al 29 novembre), il festival da la sensazione di voler creare una grande famiglia, tra selezionatori e curatori di sezioni (alla conferenza stampa di presentazione erano presenti, oltre a Moretti, anche i diversi curatori, tra i quali Massimo Causo, Emanuela Martini, Davide Oberto, ecc.) e soprattutto perché, se diamo un’occhiata al palinsesto, ci si accorge di un certo numero di titoli orbitanti intorno al tema alla famiglia appunto, in tutte le sue declinazioni: in tre c’è l’elaborazione di un lutto, e in molti si racconta il rapporto tra fratello e fratello e tra fratello e sorella. Ma ecco che, andando fino in fondo, salta agli occhi la cosa più evidente e "scandalosa": in concorso nessun film italiano. Dopo Venezia e Roma ecco cosa dice Moretti in conferenza: “Alla Mostra del Cinema di Venezia c’erano 4 film italiani in concorso, al Festival del Cinema di Roma c’erano sei film italiani su 21, a Torino 0 su 15. Quindi, diciamo… Io direi che, dieci film italiani su tre festival, c’è una media del tre virgola trentatrè, trentatrè… trentatrè…trentatrè periodico, non è una brutta media. Non c’è nessun obbligo da parte di nessuna istituzione o sponsor privato a inserire per forza nella competizione lungometraggi un film italiano…Insomma… E ci mancherebbe altro. Mentre invece, appunto sino ad ora non abbiamo fatto altro che parlare di autori italiani e di cinema italiani! Parlare di tutte queste autrici, autori italiani, non è a titolo di giustificazione, ma a titolo di informazione. Noi non ci stiamo assolutamente giustificando. Un festival è fatto di scelte, io le rivendico!”. E’ allora una famiglia internazionale come l’Internazionale di Moratti: solo una questione di vocale o di coniugazione dialettale al passato? Il passato cupo che ritorna pericolosamente quando arriva l’affermazione di Ravello (capo gruppo di AN piemontese): “Moretti è un esterofilo!”. Emblematica, se Moretti avesse bisogno di aiuto, è questa foto, con Servillo “braccato” da critica (Mereghetti) e mercato (Occhipinti). Un inferno… Si fa per dire… Occhio a Melville e Polanski in rassegna, al concorso, soprattutto alla sezione “La Zona” e in particolare ad alcuni titoli fuori concorso assolutamente da non perdere (W di Oliver Stone, 24 City di Jia Zhang Ke, già visto a Cannes, The Edge of Love di John Maybury, Filth and Wisdom di Madonna, già visto a Berlino, Katyn di Andrzej Wajda, candidato per l’Oscar come miglior film straniero, e Wendy and Lucy di Kelly Reichardt, passato a Cannes). Di seguito il programma:
 
Il festival si aprirà venerdì ventuno con l’attesa e chiacchierata proiezione dell’ultimo film di Oliver Stone, W e si articolerà poi nei giorni a seguire in tredici sezioni:
TORINO 26: la sezione principale del festival che presenterà 15 lungometraggi di nuovi autori del cinema contemporaneo di cui 8 opere prime che concorreranno al premio per il Miglior Film (euro 25.000) e al Premio Speciale della Giuria (euro 10.000).
 FUORI CONCORSO: la sezione che riassume gli spunti cinematografici più significativi dell’anno e che comprende 22 titoli in anteprimo italiana, europea o mondiale.
LO STATO DELLE COSE: quest’anno dedicato alla politica e a 15 titoli che concorreranno al “Premio Maurizio Collino – Uno sguardo ai giovani” (euro 2.500)
LA ZONA: sezione inaugurata lo scorso anno che raccoglie 34 opere di vario formato e metraggio alle quali si aggiungono gli omaggi ad autori come Stephen Dwoskin (3 titoli) Ken Jacobs (altri 3 titoli) e a Koji Oguri, regista giapponese che nella sua carriera venticinquennale ha sfornato solo 5 film che verrano integralmente riproposti in questa occasione
INTERNAZIONALE.DOC: sezione fresca fresca, fuori concorso, che sarà battezzata quest’anno dedicata al cinema documentaristico proveniente da tutto il mondo. Sono 13 le pellicole, inedite in italia, scelte per l’occasione.
ITALIANA.DOC12 titoli di medio e lungometraggio che concorreranno al Premio per il Miglior documentario italiano (ammontare del premio, euro 10.000) e al Premio Speciale della Giuria (euro 5.000).
ITALIANA CORTI: sezione in concorso con 13 titoli fra i più importanti della rassegna cinematografica italiana che concorreranno al Premio per il Miglior documentario italiano (euro 10.000) e al Premio Speciale della Giuria (euro 5.000)
L’AMORE DEGLI INIZI6 esordi italiani di fine anni Settanta e inizio Novanta, in questa sezione compariranno nomi del calibro di: Giuseppe Bertolucci, Claudio Caligari, Peter Del Monte, Marco Tullio Giordana, Salvatore Piscicelli, e Paolo Virzì. Al termine di ciascuna proiezione avrà luogo un incontro tra i registi e Nanni Moretti.
RETROSPETTIVA dedicata a JEAN-PIERRE MELVILLE
RETROSPETTIVA dedicata aROMAN POLANSKI
RETROSPETTIVA dedicata alla BRITISH REINASSANCE
SPAZIO TORINO: sezione competitiva dedicata ai migliori cortometraggi realizzati da filmmakers e videomakers nati o residenti in Piemonte. Gli 8 film selezionati concorrono al Premio Chicca Richelmy per il miglior cortometraggio (euro 6.000).
EVENTI SPECIALI: sezione dedicata esclusivamente alla visione di versioni restaurate di pellicole come “La classe operaia va in Paradiso” (1971) di Elio Petri e “Diario di un maestro” (1973) di Vittorio Seta; nonché alla proiezione del documentario dedicato da Massimo Spano a uno dei più importanti produttori del cinema italiano, dal titolo “Franco Cristaldi e il suo cinema Paradiso” (2008).

 

Per continuare sul filone del “chi di domanda ferisce di statistica perisce”, Moretti riparte con i numeri quando gli viene chiesto a quanto ammonta il budget della manifestazione, essendoci circa 20 sponsor, fra pubblici e privati e risponde dicendo: “Il Festival di Roma mi sembra 15 milioni di euro, però c’è stato un taglio rispetto all’altro anno, questo mi sembra sia un quinto, circa 3 milioni di euro”.