Torna in sala ‘La febbre dell’oro’ di Charlie Chaplin
Con il restauro in 4k della Cineteca di Bologna e con elementi d’archivio messi a disposizione da BFI National Archive, torna in sala dal 1° dicembre il film immortale diretto da Chaplin
Il 1925 rappresenta un anno storico per il cinema, anno in cui il capolavoro muto di Charlie Chaplin The Gold Rush – La febbre dell’oro vide per la prima volta le sale cinematografiche. A cento anni di distanza la Cineteca di Bologna, con un nuovo restauro in 4k, l’omaggia distribuendolo nelle sale italiane a partire dal 1° dicembre.
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Il film segue le vicende di Charlot alla ricerca di una miniera d’oro tra le montagne nevose del Canada. Dopo vari fallimenti conoscerà, ormai sperduto, un evaso di prigione che l’ospiterà nella sua capanna. La fame si farà sentire scena dopo scena. Una lotta per la sopravvivenza condivisa con un altro cercatore di nome Giacomone fino all’incontro con una ballerina di un villaggio di cui Charlot si innamorerà. Stando alle parole di Cecilia Cenciarelli, responsabile del Progetto Chaplin della Cineteca di Bologna: “Fu riportato che in alcune sale europee, i proiezionisti si trovarono costretti a riavvolgere la pellicola per accontentare un pubblico in delirio che chiedeva un bis della Danza dei panini“. Il film incassò cinque milioni di dollari a livello mondiale (due milioni e mezzo solo negli Stati Uniti), cifre mostruose per l’epoca e fu distribuito in più di duecento paesi.
Cenciarelli, inoltre, ricostruisce la storia delle diverse versioni del film sostenendo che negli anni Quaranta Chaplin cambiò le didascalie originali con un commento narrato, modificò il montaggio e accorciando il finale. Cambiamenti che non vennero compresi durante la nuova proiezione nel maggio del 1942. Con l’aggiunta di varie musiche, da quel momento in poi gli avvocati del regista “perseguirono legalmente tutti i possessori e i distributori delle copie mute del film, rendendo la versione sonorizzata l’unica disponibile fino agli inizi degli anni Novanta, quando Kevin Brownlow e David Gill intrapresero una complessa ricostruzione dell’edizione muta a partire da diversi materiali sopravvissuti“. A distanza di quasi trenta anni il restauro riparte da questi elementi con l’aggiunta di altri concessi dalle cineteche FIAF (Fédération internationale des archives du film).























