TORONTO 37 – The Capsule, di Athina Rachel Tsangari. Una favola gotica e un'installazione in 3D

 TORONTO 37 - The Capsule, di Athina Rachel Tsangari

 

Ariane Labed in THE CAPSULE di Athina Rachel Tsangari, il mediometraggioDIrettamente dal 37° Festival di Toronto il nuovo mediometraggio diretto da Athina Rachel Tsangari (Attenberg): una favola chiamata The Capsule, ispirata alle inquietanti opere dell'artista polacca Aleksandra Waliszewska, cosceneggiatrice del film.

Definito un esempio di "gotico greco" e "una distorsione cicladica delle tre B di Brontë, Bataille e Buñuel", il film segue sette giovani donne in una villa sperduta arrampicata su una roccia di un'isola delle Cicladi, la loro vita fatta di disciplina, ma anche di desiderio, proponendosi come uno studio sulla femminilità.

Le ragazze, imprigionate in una villa del XVIII secolo sull'isola di Hydra e in abiti da collegiali fantascientifiche, opera tra gli altri del designer avantgarde Ying Gao, sono la greca Ariane Labed, già diretta in Attenberg (e premiata a Venezia 68 con la Coppa Volpi), attrice feticcio anche per Yorgos Lanthimos (Alps); affiancata dalla connazionale Evangelia Randou (Kinetta, Attenberg) dalla siberiana dal volto angelico Isolda Dychauk, interprete del Faust di Sokurov, e dalla belga Aurore Marion, studentessa di teatro che ha esordito come protagonista in La folie Almayer della Akerman.

CAPSULE di Athina Rachel Tsangari, l'installazioneNel cast anche Deniz Gamze Ergüven, regista emergente nata ad Ankara ma attiva a Parigi, Sofia Dona, architetto ateniese al primo ruolo nel cinema, e l'attrice francese Clémence Poésy (In Bruges, Heartless, 127 ore, Jeanne captive e Harry Potter).

Il lungometraggio è stato comissionato da DESTE, fondazione per l'arte contemporanea del collezionista greco Dakis Ioannou: oltre al film infatti la Tsangari ha realizzato anche un'installazione, presentata a New York in occasione di Destefashioncollection, tentativo di coniugare arte e moda, che vede coinvolti accanto alla regista greca il celebre fotografo Juergen Teller, lo stilista Helmut Lang e la poetessa Patrizia Cavalli.

"Considero la moda come arte da indossare: i corpi umani trascendono, trasformano e trasgrediscono la loro ineluttabilità materiale" ha spiegato la Tsangari.

The Capsule – l'installazione – utilizza la tecnologia 3D e un moderno adattamento del primo proiettore cinematografico, il kinetoscopio. In un unico schermo si svolgono infatti contemporaneamente due racconti separati, che amplificano e sovrappongono l'uno le immagini dell'altro, e un reticolo triangolare funziona da caleidoscopio, riflettendo le immagini in una nuova serie di distorsioni. I disegni di Aleksandra Waliszewska, visibili solo in alcuni riflessi spettrali, aggiungono una nuova dimensione.

Una scena da The Capsule, mediometraggio di Athina Rachel Tsangari"Gli spettatori sono invitati a farsi completamente coinvolgere e a scoprire la storia che si svolge sullo schermo, o a esperire le immagini solo di sfuggita, come in un paesaggio misterioso e onirico".
 

Athina Rachel Tsangari declina in forma surreale alcune tematiche già affrontate in quella serie di pellicole greche che potremmo definire parte di una nuova onda ellenica: Kinetta, Kynodontas e Alps di Yorgos Lanthimos, ora pronto a dirigere il primo film in inglese (tutte pellicole prodotte dalla stessa Tsangari con la sua società indipendente di base ad Atene, la Haos Film) ma anche L di Babis Makridis).

Se la "New Wave Greca", detta anche "Greek Absurdism" o "Greek Weird Wave" resta per ora più che altro una definizione di comodo per i critici, si può parlare effettivamente di un movimento artistico e produttivo che ultimamente sta prendendo una piega meno grottesca e metaforica e più realistica: come nei recenti Wasted Youth di Argyris Papadimitropulos e in Boy Eating the Bird's Food di Ektoras Lygizos, che ha colpito al 47°Karlovy Vary.
 
Ariane Labed e Clémence Poésy in THE CAPSULE di Athina Rachel TsangariThe Capsule, già presentato quest'anno al 65°Locarno Film Festival, è distribuito da The Match Factory, che porta a Toronto anche Fill the Void di Rama Burshtein, Tabu di Miguel Gomes, Mekong Hotel di Apichatpong Weerasethakul e In the fog di Sergei Loznitsa).

Nella nostra gallery, tutte le immagini del film e dell'installazione artistica.

Il prossimo lungometraggio di Athina Rachel Tsangari, scritto insieme a Matt Johnson (socio americano di Haos Film e montatore di The Capsule) si chiama Duncharon ed è stato selezionato da ARTE France Cinéma Award come miglior progetto nell'edizione 2012 di CineMart, piattaforma all'interno dell'International Film Festival Rotterdam.

Tra sci-fi, dark comedy, satira e tragedia demenziale, ambientato nel futuro, con riprese previste in vari paesi dell'Europa e in particolare in alcune isole vulcaniche della Grecia, è la storia di "sette astronauti, non proprio intrepidi, che vengono scaricati senza tanti complimenti sul pianeta sbagliato e sono costretti loro malgrado a diventare esploratori".

DUNCHARON, progetto sci-fi di Athina Rachel TsangariI sette esseri umani, inesperti e confusi, guidati dal capitano Demetra Ballard (nome che unisce la dea della fertilità a quello del profetico scrittore britannico di La mostra delle atrocità e Crash) sono costretti a confrontarsi con l'ignoto dopo una vita di mediocrità.

Sul pianeta Caronte (altro nome emblematico) si imbatteranno in alieni-conigli, fedeli robots che cercano di salvare gli umani da se stessi, fino a trovarsi di fronte alla prospettiva di creare un mondo nuovo…
 

"Sono interessata a lavorare contro i luoghi comuni del genere sci-fi e i feticci dell'hi-tech" ha dichiarato la regista "mescolando l'iperrealtà della CGI con i metodi del teatro di figura e dell' animazione stop-motion".