Toy Story 4, di Josh Cooley

Toy Story 4 mette nuovamente i popolari personaggi della Pixar davanti alle loro paure più grandi. Eppure, la factory di Emeryville non si appoggia nemmeno questa volta alle certezze della formula. Ducky e Bunny sono due pupazzi sfuggiti all’espositore dei premi di un tiro a segno in un luna park. Dopo essere evasi grazie a Buzz Lightyear, durante una missione osservano i resti di un loro simile sventrato da un gatto. I batuffoli di quella che un tempo era una zebra imbottita spuntano delle sue gambe. I due guardano con stupore le sue viscere e si chiedono se anche loro sono fatti così nel profondo. La ricerca ontologica dei giocattoli affronta questioni sempre più coraggiose mentre la lettura delle immagini è sempre più stratificata.

La scena in cui Bonnie va per la prima volta all’asilo e costruisce un nuovo amico è emblematico di questa polivalenza dei significati. La bambina non ha strumenti tradizionali come carta e colori ma Woody le fa trovare materiali di risulta dal cestino della classe. Lei li manipola fino a dare ad una forchetta un aspetto antropomorfo che prende vita attraverso il suo affetto. Non è difficile rintracciare in questo momento demiurgico una metafora perfetta della capacità della Pixar di dare un’anima ad oggetto di uso comune. Tuttavia, anche Forky si pone la domanda sulla natura della sua esistenza: è un giocattolo oppure è solo spazzatura?

I suoi sforzi disperati per tornare nella comfort zone dell’immondizia non sono solo il pretesto per infilare una serie di gag ben congegnate. Woody riesce sempre a recuperarlo e ogni volta tenta di spiegargli l’importanza dei suoi doveri verso Bonnie. Tuttavia, le sue lezioni hanno anche lo scopo di motivarlo per un ruolo che persegue sempre più per obbligo e sempre meno per piacere. Il cowboy non è più il preferito, viene scelto sempre meno ed inizia ad accumulare polvere nell’armadio. La parte del tutore gli serve per rivendicare una centralità perduta verso la bambina e per dare una risposta ai suoi dilemmi personali.

La sceneggiatura di Toy Story 4 analizza ogni aspetto di un dubbio fondamentale. Quale elemento determina la peculiarità di un giocattolo rispetto ad un altro oggetto? Il suo istinto di specie è quello di essere amato e giocato e queste esigenze vengono appagate dalla sicurezza di essere posseduto. Come si può interpretare lo straordinario effetto kulesov della faccia di Woody quando Bonnie seppure per sbaglio se lo mette vicino per dormire? Tutti i conflitti della saga ruotano intorno alla gelosia e al risentimento per essere stati rifiutati o al terrore di essere smarriti o abbandonati.

Il villain di Toy Story 4 è una bambola che farebbe qualsiasi cosa pur di riprendersi il diritto ad essere usata che un difetto di fabbrica le ha negato. Gabby Gabby vive in un tetro negozio di antiquariato e attende da sempre che la nipote della proprietaria la noti tra il ciarpame e la inviti a prendere il tè. Dopotutto, una scena simile è illustrata nel libro che stava dentro alla sua scatola e lei crede che sia il suo destino manifesto. Invece, il motociclista canadese Duke Caboom ha il trauma di essere stato rinnegato dal suo bambino perché non sapeva fare il salto nel cerchio di fuoco come nella pubblicità.

Il set della bottega è popolato da inquietanti puppets e spesso i dettagli sono una chiara parodia dei film di James Wan. Eppure, le teche e gli scaffali nascondono anche dei punti in cui i giocattoli ripudiati si godono la libertà. La novità di Toy Story 4 consiste nel mostrare una diversa prospettiva all’oblio della soffitta o all’uso casuale e violento del parco giochi. Il film offre il ritorno di Bo Peep e la pastorella ha completamente cambiato la sua personalità durante la sua assenza. Il grande amore di Woody non è più la fanciulla in pericolo che la sua banda si divertiva a salvare all’ultimo minuto.

Il flashback iniziale spiega perché la giovane donna era assente nella stanza di Toy Story 3. La sorellina di Andy l’aveva regalata ad altri e il cowboy aveva deciso di non seguirla per non mancare ai suoi obblighi verso il suo padrone. Dopo tanti anni, Bo Peep è perfettamente a suo agio nella parte temuta del giocattolo smarrito. Questa volta, è lei ad avere un ruolo attivo nel prendersi cura della vita di Woody e di Buzz Lightyear. La solitudine l’ha trasformata in una donna emancipata che non tornerebbe mai più indietro. Il suo esempio offre una valida e inedita alternativa all’obsolescenza. C’è un’altro mondo oltre a quello di essere il giocattolo di qualcuno?

Ovviamente, la Pixar ha confezionato un film in cui anche i bambini possono trovare il loro divertimento. Ducky e Bunny rinnovano la rosa dei personaggi in modo irresistibile. Buzz Lightyear che spinge i suoi pulsanti preregistrati per ascoltare la voce interna della coscienza funziona benissimo. L’inseguimento con il gatto all’interno del negozio e le peripezie di Duke Caboom tengono vivo il ritmo di una storia che non conosce momenti morti. Toy Story 4 non ha nemmeno un fotogramma sprecato ed è l’ennesimo miracolo di Emeryville. Ogni suo momento è avvincente ed emotivo, intrattiene e commuove senza soluzione di continuità.

Titolo originale: Toy Story 4

Regia: Josh Cooley

Voci: Tom Hanks (Angelo Maggi), Tim Allen (Massimo Dapporto), Annie Potts (Cinzia De Carolis), Tony Hale (Luca Laurenti), Joan Cusack (Ilaria Stagni), Keanu Reeves (Corrado Guzzanti)

Origine: USA, 2019

Distribuzione: Walt Disney Italia

Durata: 100’