Tracce di vita amorosa, di Peter Del Monte

Come filmare la parola amore? Quasi frammenti sparsi, che si rifanno al celebre saggio di Roland Barthes. Con 14 piccoli episodi con attori sui titoli di testa in ordine alfabetico. Sottolieato dalle musiche di Nicola Piovani, è un cinema fatto soprattutto di sguardi, di intese. Seduzioni brevissime, durature o che rischiano di morire subito. L’amore entra in gioco sotto forma di gelosia (il bambino che si nasconde in giardino perché le attenzinoi della madre sono tutte per il fratellino appena nato), di sentimenti non corrisposti (a un adolescente piace una ragazza ma a lui ne interessa un altra), di mancata rassegnazione a una storia finita (un ragazzo non si rassegna che la sua ex-fidanzata ora sta con un professore molto più vecchio di lei). Tra i momenti migliori c’è quello di Valeria Golino (già protagonista per Del Monte in Piccoli fuochi) che pedina e guarda a distanza Renato Scarpa che ha il cuore trapiantato del suo ragazzo, della Sandrelli con il giovane ladro Dionisi nella profumeria e soprattutto il finale con un immenso Walter Chiari, qui al suo ultimo film, che cammina con uno slancio di libertà che è molto simile al respiro di rottura di Bellocchio.

Un cinema, quello di Tracce di vita amorosa, fatto di complicità ricercate e negate, di fantasmi, di vita e morte dove l’amore comunque sembra sempre sopravvivere oltre il tempo. Il film di Del Monte va oltre i dialoghi e privilegia il gesto, facendo avvertire istintivamente quello che provano i protagonisti. L’inizio e la fine di una storia. Vera o anche immaginata. Sullo sfondo di Roma e dintorni e le sue molteplici luci catturate dalla fotografia di Alessandro Pesci. Che si esalta proprio nei silenzi, perché i personaggi riescono a comunicare anche muti, come nell’episodio del treno. Certo, non tutti i frammenti sono dello stesso livello. Ma è proprio in questa sua diseguaglianza che mostra adesso, più che all’epoca della sua uscita, il suo potere seduttivo. Dove il cineasta filma ancora, con istintiva naturalezza, i turbamenti dell’infanzia e dell’aolescenza come in Piso pisello e Piccoli fuochi. Dall’infanzia alla vecchiaia. In un film insieme lieve, disperato e violento. Al Festival di Venezia, dove è stato presentato in concorso nel 1990, era stato accolto da fischi e risate di scherno. Succede al cinema italiano che va fuori dagli schemi come è accaduto successivamente a Ovunque sei (2004) di Michele Placido e A Bigger Splash (2015) di Luca Guadagnino. Poi il tempo prova a rimettere apposto le cose.

 

Regia: Peter Del Monte

Interpreti: Stefania Sandrelli, Walter Chiari, Laura Morante, Massimo Dapporto, Valeria Golino, Renato Scarpa, Roberto Herlitzka, Chiara Caselli, Roberto De Francesco, Stefano Dionisi, Fabrizia Sacchi

Durata: 102′

Origine: Italia 1990

Genere: drammatico

 

Stanotte, ore 3.30, Rai 3

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