Traffic

Dopo Erin Brockovich, anche con Traffic Steven Soderberg si conferma come il “perfetto” regista hollywoodiano d’inizio millennio (senza considerare quelli che John Carpenter definisce, in modo dispregiativo, “shooters”).

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La sua peculiarità, ormai, sembra essere la sapienza nel coniugare alla perfezione le esigenze commerciali degli Studios californiani con l’ansia di narrare tipica del cineasta dotato di una propria personalità ben definita. Nello spigoloso Traffic, Soderberg cala i propri personaggi nei meandri di una vicenda dominata – a partire dalle scelte cromatiche e stilistiche, spesso al limite del virtuosismo – dalle ambiguità e nella quale, come sempre più spesso nelle pellicole statunitensi di questi anni (dopo la sicumera degli Ottanta), non si riesce più ad identificare con certezza il “nemico esterno” da combattere: così, persino il “macho” yankee Michael Douglas è costretto ad ammettere la propria inadeguatezza nel portare avanti la guerra alla droga per conto del Governo, perché ciò significherebbe dover combattere pure i propri cari, in tante (troppe) “tranquille famiglie americane”.
Traffic ha una struttura a rete e cadenze quasi altmaniane (soprattutto per quanto concerne l’interazione tra i vari personaggi): tra i suoi pregi migliori, c’è l’intreccio continuo di storie, luoghi, corpi, traiettorie di sguardi, più efficace nella prima parte, quasi come se pure gli spettatori si trovassero nel labirinto in cui si sparpagliano i frammenti delle tormentate interiorità dei vari Benicio Del Toro (spettacolare e dolente), Catherine Zeta-Jones, Tomas Milian e dello stesso Douglas. In particolare, i contrastatissimi viraggi in giallo (il colore denso di un sole malato e della sabbia del deserto) delle sequenze ambientate a Tijuana ed il continuo ricorso alla macchina a mano, sempre addosso a personaggi mobili come il confine tra Messico e Stati Uniti, rendono il clima del film quasi irrespirabile e rafforzano la consapevolezza di trovarsi a combattere una guerra – quella contro la droga – che non può essere vinta, soprattutto ergendosi a crociati.
Titolo originale: Traffic
Regia: Steven Soderbergh
Sceneggiatura: Stephen Gaghan dalla miniserie di Simon Moore
Fotografia: Peter Andrews (Steven Soderbergh)
Montaggio: Stephen Mirrione
Musica: Cliff Martinez
Scenografia: Philip Messina
Costumi: Louise Frogley
Interpreti: Michael Douglas (Robert Hudson Wakefield), Don Cheadle (Montel Gordon), Benicio Del Toro (Javier Rodriguez), Luis Guzman (Ray Castro), Dennis Quaid (Arnie Metzger), Catherine Zeta-Jones (Helen Ayala), Steven Bauer (Carlos Ayala), Jacob Vargas (Manolo Sanchez), Erika Christensen (Caroline Wakefield), Clifton Collins (Francisco Flores), Miguel Ferrer (Eduardo Ruiz), Amy Irving (Barbara Wakefield), Benjamin Bratt (Juan Obregon), Tomas Milian (generale Arturo Salazar)
Produzione: Laura Bickford, Edward Zwick, Marshall Herskovitz per Bedford Falls Productions/Initial Entertainment Group/Splendid Medien AG/Usa Films
Distribuzione: Columbia Tristar Films Italia
Durata: 147’
Origine: Usa, 2000

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