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Train Dreams, di Clint Bentley

Tratto dal racconto di Denis Johnson, ha un miracoloso senso della misura ma anche un notevole trasporto sentimentale nel raccontare il ‘900 attraverso gli occhi di un ottimo Joel Edgerton. Netflix

È su Netflix ma ha subito l’impatto da grande schermo. Il respiro visivo di Train Dreams è infatti imponente e avvolgente. Il riferimento al cinema di Malick è fin troppo evidente e immediato. Ma qui il contatto dell’uomo con l’universo è mostrato come una forma di fatalismo e non più come il risultato della perfetta armonia. Train Dreams, come il treno che attraversa la galleria, è un viaggio nel tempo. Fisico, ma soprattutto mentale. Un viaggio dove le azioni si mescolano ai ricordi, dove il presente è mostrato come qualcosa che è già avvenuto. Quello di Joel Edgerton è un corpo anche ‘alla David Fincher’, da cui riprende le forme dell’identità e dell’alienazione che ha spesso attraversato la filmografia del cineasta statunitense. Al tempo stesso è anche l’unico residuo di un passato prima dell’avvento della modernità con cui con/vive negli ultimi anni della sua vita negli anni ’60.

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Tratto dal racconto omonimo di Denis Johnson del 2002, il film è ambientato nel nord-ovest americano all’inizio del Novecento e ripercorre la vita di Robert Grainier fin da bambino quando è rimasto orfano. Bracciante e taglialegna, è un lavoratore instancabile e si allontana da casa per lunghi periodi per contribuire alla costruzione di una nuova fattoria. Sembra aver trovato finalmente la felicità accanto alla moglie Gladys e alla figlia Kate. Ma una terribile tragedia è dietro l’angolo.

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Clint Bentley, al secondo lungometraggio dopo L’ultima corsa, trova un miracoloso senso della misura evidente già nell’utilizzo di una voce fuori-campo che non è mai invadente, ma diventa una specie di racconto orale che si sovrappone alle immagini e le accompagna come la colonna sonora composta da Bryce Dessner con la collaborazione di Nick Cave; suo è infatti il brano omonimo nei titoli di coda.

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Negli occhi di Joel Edgerton c’è un senso di incombente solitudine. Attraversa gli avvenimenti come se fosse il testimone involontario del Novecento. Gli stessi frammenti di felicità, come nella scena in cui lui e Gladys – Felicity Jones come continua apparizione onirica alla Jennifer Jones anni ’40 – segnano il perimetro della casa dei loro sogni con dei sassi, sono mostrati già come se fossero dei ricordi che appartengono a un passato che continuerà a seguirlo per sempre.

Train Dreams è un ritratto semplice ma anche toccante dove anche la natura diventa una forma vivente, come gli alberi a cui sono appese le scarpe o che possono cadere e uccidere nel momento in cui vengono tagliati. Bentley mostra l’impotenza davanti il destino ma anche davanti l’ingiustizia e la prevaricazione, come la brutalità verso i lavoratori cinesi. Lo sguardo è apparentemente controllato, quasi sobrio (nel senso che non cerca di imporre il suo stile) ma poi apre orizzonti imprevisti e inesplorati. Non è una storia vera ma è raccontata come se lo fosse. Train Dreams è un film sul potere dell’immaginazione e dei sogni dove una vita normali, quasi trasparente e insignificante, viene trasformata dal cinema in qualcosa di straordinario. Non basta uno sguardo visionario. Ci vuole anche un trasporto sentimentale coinvolgente. Clint Bentley ha entrambi questi doni. Per questo il cammino di Robert Grainier trova la luce come quello di Benjamin Button (ancora Fincher). Anche se ha direzioni opposte. Potrebbe essere la sorpresa dei prossimi Oscar.

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Titolo originale: id.
Regia: Clint Bentley
Interpreti: Joel Edgerton, Felicity Jones, Clifton Collins Jr., Kerry Condon, William H. Macy, Paul Schneider, John Diehl, Alfred Hsing, Nathaniel Arcand
Distribuzione: Netflix
Durata: 102′
Origine: USA, 2025

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.2
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Il voto dei lettori
3.6 (5 voti)

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