“Training Day” di Antoine Fuqua

Unità di tempo, luogo e azione in contesto noir: non si diceva che il genere è l’ultima “tragedia” possibile? “Training Day”, nel suo rigore, sembra un poliziesco degli anni ’70. Una giovane recluta del reparto investigativo, il più prestigioso dell’intero dipartimento di Los Angeles, deve superare il suo primo giorno di servizio insieme a un personal trainer, il sergente Alonzo, un bastardo al cubo interpretato con classe da Denzel Washington. Alonzo non solo conosce a memoria il linguaggio della strada ma ci sguazza, facendo i suoi interessi senza guardare in faccia a nessuno, con la scusa che per combattere il crimine è necessario sporcarsi le mani. La recluta, tanto perbenino, non ci sta, e finisce la giornata sfidando il superiore all’O.K. Corral. Proprio il finale risulta un po’ troppo edificante per convincere del tutto (il distintivo strappato a suon di retorica) ma è un dettaglio minimo. “Training Day” è il cinema d’azione americano come vorremmo che fosse: brutte facce (Scott Glenn, Tom Berenger…), intrighi convincenti, situazioni al limite, un po’ di suspense ma con misura e soprattutto una regia degna di questo nome, attenta ai personaggi e non (solo) alle esigenze della seconda unità (quella che si occupa delle esplosioni). Ethan Hawke, con il suo fare da bravo americanino, ci sta sullo stomaco dopo tre secondi di film; poi però il suo “carachter” ha un’evoluzione interessante, sguazza nel fango come Washington (memorabile la sequenza della trappola nella casa dei chicani) ed esce dalla catarsi del duello come il James Stewart di un film di Anthony Mann. Per questo, e per altro, non perdete “Training Day”.

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