Trainspotting: iconologia di una colonna sonora
A trent’anni dall’uscita del film di Danny Boyle, la colonna sonora non perde la sua iconicità, tra attitudine punk e beat techno, la musica definisce spazi e protagonisti
Partire da Lust for life per arrivare a Born Slippy. NUXX. Trainspotting si apre con Iggy Pop immerso nel laboratorio berlinese di Bowie, mentre interiorizza un’attitudine punk che lui stesso ha contribuito a creare, e si chiude con gli Underworld, paladini di una rave culture tutta inglese, sospesa tra euforia techno e anfetamine. La colonna sonora del cult di Danny Boyle supera il film stesso, vivendo di vita propria. A trent’anni dal debutto, resta un totem generazionale capace di cristallizzare un momento storico, o meglio, di musicare quell’angolo di Scozia, un’Edimburgo popolata da una generazione alienata e sprezzante.
Il motivo per cui immagini e musica in Trainspotting si sincronizzano in modo così convincente è prima di tutto identitario. Boyle sceglie le tracce molto sapientemente per vestire una generazione ben precisa. Siamo nel 1996, a vent’anni esatti dalla ferocia punk, quel fuoco si è spento e ciò che resta sono solo echi, frammenti di sottoculture che si evolvono in una direzione diversa. Non è un caso che lo spacciatore che dà a Renton la supposta di oppio – interpretato tra l’altro da Irvine Welsh – sia un punk un po’ cresciuto. Quindi, l’aderenza tra i personaggi del film e la sua colonna sonora non è solo una scelta estetica ma in questo caso la musica definisce lo spazio e i protagonisti. Spud, Sick Boy, Renton e Tommy abitano sì gli anni novanta, la cosiddetta Cool Britannia blairiana, ma con un’esistenza alternativa, quella degli emarginati che scelgono l’eroina come risposta a un mondo che non gli appartiene e la selezione delle tracce respira esattamente questa condizione.
Questa coerenza si sviluppa lungo due binari precisi della scena inglese anni Novanta: da una parte troviamo l’esplosione del Britpop con Blur, Pulp, Primal Scream e Sleeper – gli Oasis declinarono l’invito di Boyle per la soundtrack – dall’altra, il film si immerge nella scena Euro Dance e techno, nel clubbing e nei rave con Ice Mc e, già citati prima, Underworld. In tutto ciò, senza tralasciare synth anni ottanta grazie a Brian Eno, Heaven 17 e i New Order. A legare questi mondi intervengono quelli che potremmo considerare padrini dell’emarginazione, come Iggy Pop e Lou Reed, icone di un passato che ha tracciato la via per questi nuovi reietti.
La colonna sonora, pubblicata nel febbraio del 1996 in concomitanza con l’uscita del film nelle sale inglesi, divenne rapidamente un fenomeno sociale oltre che discografico, con oltre 900.000 copie vendute solo nel Regno Unito. Un ruolo centrale in questo successo fu giocato da Born Slippy. NUXX degli Underworld, originariamente pensata nel 1995 come B-side, il brano divenne immediatamente una hit radiofonica e commerciale, raggiungendo la seconda posizione nella classifica dei singoli UK e da Lust for life che tornò nella Top 30 britannica quasi vent’anni dopo la sua uscita e, per cavalcare il successo del film, nel 1996 venne prodotto un nuovo videoclip della canzone. Inizio ed epilogo: la corsa del “Scegliete la vita” scandita dalla serratissima sezione ritmica e i potenti beat del finale, che rispondono all’interrogativo “Allora perché l’ho fatto?“. Tutto iconico.




















