Tre minuti, di Bianca Stigter

Un saggio sulla natura del cinema e allo stesso tempo un monumento visivo che preserva la memoria del passato attualizzando la Storia e avvicinandola al nostro presente. Da oggi in sala

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Guardando Tre minuti viene in mente la riflessione di Cesare Brandi sulle opere d’arte in relazione al passaggio del tempo. Quando lo spettatore si pone di fronte a un’opera, essa va incontro a un processo di attualizzazione. Avviene cioè un riconoscimento nella nostra coscienza e in questo senso, data la sua istanza storica, si fa portatrice di un messaggio; che potenzialmente può essere ogni volta diverso.

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Glenn Kurtz ritrova un filmato amatoriale di poco più di tre minuti che suo nonno girò nel 1938, nel grand tour che fece con la famiglia prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Una giornata come tante in una cittadina polacca animata da una comunità di ebrei, in particolare ragazzi che, sorridendo inseguono l’obiettivo per essere ripresi. Partendo dalle scarse informazioni a sua disposizione, Kurtz percorre un viaggio che lo porta a pubblicare un libro con fotografie, documenti e interviste ai sopravvissuti allo sterminio; e poi a realizzare quest’opera allungata – come riporta il titolo originale – affidata alla regia di Bianca Stigter, che inizialmente realizza una versione di 25 minuti.

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Stigter nasce come giornalista e critica cinematografica e il suo approccio è di tipo accademico. L’unica traccia visiva che scorre nei circa 70 minuti di durata del documentario è il filmato stesso, con la guida narrante di Helena Bonham Carter e la voce dei vari protagonisti. Tre minuti è infatti prima di tutto un saggio sulla natura del cinema, che evidenzia le infinite possibilità di decostruzione e ricomposizione delle immagini le quali, in virtù della loro matericità, possono essere plasmate e restituire indizi utili a rivelare nuovi significati. Il documentario parte come una minuziosa indagine investigativa: attraverso fermi immagine e zoom si analizzano ombre, dettagli, oggetti e scritte segnati dal tempo che han perso la definizione e necessitano di essere integrati. In parte viene in aiuto il restauro che ha il fine di preservare l’opera per le generazioni future senza alterarne l’autenticità. La pellicola di Kurtz stava subendo un degrado che l’avrebbe resa illegibile; grazie al contributo dell’Holocaust Memorial Museum di Washington e della Steven Spielberg Film, la pellicola viene restaurata e messa online per raggiungere quante più persone. Si preserva quella patina che dà al filmato il peso del tempo trascorso, ma allo stesso tempo le persone al suo interno appaiono più moderne, e lo spettatore le sente più vicine. L’opera acquisisce così un nuovo statuto: da ricordo familiare a uso personale, diventa un memoriale visivo costruito sui volti, alcuni dei quali vengono identificati dai sopravvissuti. La distanza storica si accorcia, e il passato viene attualizzato per affondare un po’ più nel nostro presente.

Titolo originale: Three Minutes – A Lengthening
Regia: Bianca Stigter
Distribuzione: Mescalito Film
Durata: 69′
Origine: Olanda, UK 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8
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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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