"Tre mogli" di Marco Risi

Come scriveva Serge Daney "arriva un momento –chiamiamolo vecchiaia, morte – in cui bisogna guardare nel retrovisore". Un’osservazione che coincide con il ritorno di Marco Risi al lungometraggio dopo il flop de “L’ultimo capodanno”. “Tre mogli” è una riflessione sulla struttura stessa dell’emancipazione femminile. In un’analisi autoptica dell’universo femminile il regista e la sceneggiatrice Silvia Napolitano usano il furto dei nove miliardi come pretesto per ribaltare tre esistenze. “Tre mogli” si incastra infatti in quel territorio (o meglio in quel non-luogo) che segna l’epitaffio dei film sulla fuga. Fortunatamente non siamo nè dalle parti di Risi padre (“Il sorpasso”, “Il gaucho”) né dalle parti del primo Gabriele Salvatores. La meta delle inseguitrici Beatrice, Bianca e Billie coincide con l’accumulazione di indizi che le portano verso una destinazione incerta. Il film in effetti capovolge l’assunto del road-movie che vede in genere degli spiriti che si affrancano dalla civiltà in quanto troppo puri e nobili. Le tre donne non sono certo romantiche quanto piuttosto materialiste e disfattiste verso il matrimonio. La rapina dei mariti aggira dunque saggiamente un altro stereotipo che è quello dell’estraneità femminile al lavoro dei consorti che restano quasi sempre nel fuori campo. Le donne libere sono però un’altra cosa. Perché quella di Beatrice, Bianca e Billie è una prigione dorata. Per queste donne invisibili l’Argentina di Buenos Aires è una scelta topografica non fortuita. Si trasferiscono per metonimia oltretutto nello stato dell’America latina dove è stata destrutturata la democrazia dalla dittatura. Risi così racconta in maniera inattuale la deriva esistenziale di tre donne che pensano di aver conseguito la piena realizzazione di sè e l’emancipazione con la rivalsa sui compagni. C'è un rispetto come non si vedeva da tempo verso il linguaggio scurrile delle mogli quando parlano di uomini. Dovuto a tre ottime attrici che sono l’incarnazione perfetta dell’ossessione di Risi: la possessione di una diversità caratteriale, dove tutti gli sforzi sono vanificati da una smorfia del caso.Regia: Marco Risi

Sceneggiatura: Marco Risi Silvia Napolitano
Fotografia: Italo Petriccione
Montaggio: Valentina Girodo
Musica: Andrea Rocca
Scenografia: Roberta Casale Evelin Bendjeskov
Costumi: Metella Raboni
Interpreti: Francesca D’Aloja (Beatrice), Iaia Forte (Bianca), Silke Klein (Billie), Juan Palomino, Loles Leon, Claudio Gregori
Produzione: Diana Frey, Marco Risi, Maurizio Tedesco per Sorpasso Film, Rai Cinema, Star Edizioni Cinematografiche, Media Park (Madrid)
Distribuzione: 01 Distribuzione
Durata: 105’
Origine: Italia, 2001