Trieste Science + Fiction 2015. Iniziata ieri la 15° edizione del festival di fantascienza

Si è aperta ieri la 15° edizione del Trieste Science + Fiction, festival per appassionati di fantascienza nelle sue declinazioni horror, surreali, politiche o comico grottesche, che durerà fino a domenica 8 novembre. Estremamente ricco di titoli che accolgono autori internazionali, dal giapponese Sion Sono con The Whispering Star al film etiope Crumbs, passando per numerosi titoli australiani, neo zelandesi e canadesi, ma anche per la Spagna, la Germania, l’Irlanda e l’Europa dell’est con il primo film di genere prodotto in Slovenia, l’horror Idyll di Tomaz Gorkic; al contempo sarà dato spazio alle opere prime di registi italiani, come il lungometraggio d’esordio di Alberto Marini, alle prese con un gruppo di mostruosi teen ager in Summer Camp, o anche Monitor di Alessio Lauria.

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Trieste si conferma un luogo di incontro e confronto aperto a cinefili o curiosi di ogni età, molto partecipato e sentito dalla città (un’immensa fila per l’ingresso alla proiezione di apertura: Frankenstein di Bernard Rose). Oltre alle proiezioni, vi saranno tavole rotonde, premiazioni e masterclass condotte dai geni della letteratura fantastica quali Bruce Sterling e Joe R. Lansdale (quest’ultimo anche membro della giuria del festival).

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L’apertura “ufficiosa” è stata dedicata all’artista svizzero Hans Ruedi Giger, creatore del Necromoticon e padre del mostro di Alien, ripreso dalla documentarista Belina Sallin in Dark Star  – HR Gigier’s World, che lo cattura nell’intimità della sua casa, circondato dalle sue creature, terrificanti e affascinanti al contempo, e studia gli aspetti intimi ed universali dell’opera dell’artista svizzero, adorato da una folta schiera di amanti della cultura dark. La documentarista mostra come dagli anni ’70 in poi, le figure mostruose di Gigier, combinazioni di esseri umani e macchine, cosparse di riferimenti erotici e orrorifici in un’inestricabile unione di Eros e Thanatos, nascessero da un’intuizione lucida dei timori del contemporaneo nei confronti degli aborti della scienza, ma fossero anche metodi di esteriorizzare e tentativi di sublimazione degli incubi che ne dominavano l’universo interiore. Il padre della biomeccanica è stato omaggiato dal fumettista triestino Mario Alberti, dalla cui penna è nata la trilogia che è andata a comporre il poster di questa e delle due precedenti edizioni del Trieste Science + Fiction Festival.

26480-frankensteinA seguire è stato proiettato Rec 4: Apocalypse del regista Jaume Balanguerò, ultimo capitolo della serie, mentre come già detto, l’apertura ufficiale è stata dedicata ad un’inedita rivisitazione del mostro di Frankenstein, con l’omonimo film di Bernard Rose, giovane regista statunitense mosso dal duplice intento di rileggere il mito in chiave contemporanea, e rimanere il più possibile fedele al romanzo di quanto non siano stati i suoi famosi predecessori. Come afferma lo stesso regista nella presentazione video del suo film, ciò che lo ha mosso è stata la lettura del libro di Mary Shelley, che rivela la natura fragile e spaventata del mostro, mentre racconta le sue vicende in prima persona al lettore, utilizzando un linguaggio poetico e romantico, antitetico con la sua orrenda figura.

In seconda serata è stato proiettato l’horror Wyrmwood, del regista australiano Kiah Roache-Turner, omaggio e rivisitazione del cinema di genere prodotto in Australia, come Mad Max e Undead.

Tra i titoli più attesi, The Zero Theorem di Terry Gilliam, che sarà proiettato in occasione della cerimonia di premiazione domenica 8 novembre.