Tulipani: amore, onore e una bicicletta, di Mike van Diem

Gauke (Gijs Naber) decide di lasciare l’Olanda dopo aver perso i genitori nella terribile inondazione del 1953, vende la fattoria ed arriva con la bici in Puglia al termine di un viaggio estenuante in bicicletta. Soddisfatto del clima favorevole acquista un trullo da Piero (Giorgio Pasotti), che diventerà il suo migliore amico insieme alla moglie Chiara (Donatella Finocchiaro), pianta dei bulbi di tulipano e coltiva il desiderio di far arrivare nella penisola anche Ria (Anneke Sluiters), la ragazza di cui è innamorato. Trent’anni dopo, 1980, la figlia di Gauke, Anna (Ksenia Solo), che vive a Montreal in Canada, riporta le ceneri di Chiara, diventata per lei una sorta di madre adottiva, in Italia, per esaudire il volere della donna morente. Una volta giunta a destinazione incontra Immacolata (Lidia Vitale) ed il figlio Vito (Michele Vennitucci) che come testimoni oculari danno vita al passato attraverso la loro memoria, per onorare il ricordo. E ricostruiscono analogamente gli avvenimenti recenti, avvenuti dopo l’arrivo in paese di Anna, per scagionarla da un ipotesi di reato sulla quale sta indagando l’ispettore Catarella (Giancarlo Giannini).

Tulipani: amore, onore e una bicicletta è una commedia di Mike van Diem girata prevalentemente tra Bari, Giovinazzo e Gravina in Puglia che mette a confronto due epoche storiche e prova a chiudere il cerchio emotivo che le unisce. L’ambiente rurale diventa il crocevia dei personaggi ed il luogo deputato a raccontare le loro speranze e le loro delusioni. Una terra piena di buoni sentimenti, ottime compagnie, canti e balli, non sufficienti comunque per metterla a riparo dal sopruso e dalle angherie dei prepotenti. Il regista olandese, autore anche della sceneggiatura, privilegia una narrazione luminosa ed una comicità basilare per l’aspetto sentimentale della vicenda, mentre ricorre a delle gag eccentriche soprattutto quando si tratta di affrontare argomenti drammatici, degli estratti molto enfatizzati con lo scopo di esaltare la vena comica dei protagonisti e diradare la tensione.

Questo viaggio a ritroso nel tempo rifiuta il carattere nostalgico e per i colori e le scelte visive adottate si avvicina al genere fantastico ed alla sospensione immobile che lo sostiene. Un riferimento immediato arriva dalla storia d’amore di Gauke, sostenuta dal proposito di coronare un sogno, quello di vivere serenamente insieme alla sua famiglia, che si scontra con la realtà, una situazione che permette all’autore di fare luce su uno dei problemi che affligge gran parte dell’Italia Meridionale, l’influenza malavitosa. Che limita fortemente le possibilità di impresa ed espone chiunque provi ad opporsi a vendette e ritorsioni, diffonde uno stato di paura che mette in ombra la bellezza e la ricchezza del paesaggio, diventando di fatto una delle motivazioni principali dello spopolamento. Ma il viaggio, spaziale e temporale, resta il vettore principale della storia per scoprire quanto di sconosciuto abbiamo ancora alla spalle, cambiare direzione alla propria vita, e scoprire delle morbide linee di collisione tra le pieghe sgualcite del presente.      

Titolo: Liefde, eer en een fiets

 

Regia: Mike van Diem
Interpreti: Gijs Naber, Giorgio Pasotti, Lidia Vitale, Donatella Finocchiaro, Anneke Sluiters, Michele Vennitucci, Giancarlo Giannini
Distribuzione: Draka Production, Stemo Production
Durata: 90′
Origine:  Italia, Olanda, Canada 2017