Tutta colpa del rock, di Andrea Jublin
Commedia fin troppo tiepida, storia di un riscatto paterno che si fa “forte” della Lillo-mania del nostro tempo, strizza l’occhio al trend ma perde di vista il racconto
Sette anni fa, nel 2018, Lillo e i Vagabondi facevano uscire il loro singolo Logorroic Rap, un pezzo rock di demenziale adrenalina – forse omaggiando i tempi dei Latte e i suoi derivati – canto di un marito prolisso, disperato per la fine del suo matrimonio. Nel videoclip dalla fotografia e il suono (volutamente) kitsch, Lillo rappava la sua disperazione – a una special guest Carolina Crescentini – con quel suo genio di fare a pezzi il cliché che ancora fa scuola ai vari Ivazzanikki & Valerio Lundini.
E così in Tutta colpa del rock di Andrea Jublin sembra risuonare una vaga retro-mania per la musica trash anni ’90, quella dei Servi della Gleba e della Skiantologia, in uno sguardo comicamente retrò unito a un altro trend del nostro tempo: la Lillo-mania impazzata negli ultimi anni che fa di lui l’ultimo volto pop della commedia nostrana. Macchietta onnipresente, spassosa, impacciata e simile in tutto all’uomo comune; a catturare è il suo anti-eroismo alla NormanMan, redivivo oggi nel narciso Posaman, come se fosse sempre pronto a posare la sua goffaggine sotto ai riflettori. Lillo è dappertutto – dalla (ri)scoperta pandemica con il primo LOL – Chi ride è fuori all’ultima miniserie Prime Il Baracchino – e sempre dà la sensazione di poter funzionare.
Sempre o quasi, appunto, perché in Tutta colpa del Rock gli tocca indossare le vesti (un po’ âgé) di Bruno, rockettaro fallito dopo una vita di bugie ed eccessi. Finito in carcere, mette su una band sgangherata con il sogno di suonare al Roma Rock Contest: vuole vincerlo per mantenere la promessa fatta alla figlia Tina, quella di un viaggio oltreoceano che sa tanto di riscatto paterno.
Corso di Sceneggiatura in presenza a Roma dal 16 marzo

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Se le premesse sono quelle dei trend da cavalcare, ecco che Tutta colpa del rock si fa “forte” di volti in un certo senso virali come Elio e Maurizio Lastrico – a proposito di comici “rispolverati” – mentre strizza l’occhio alla scena musicale, con la partecipazione di Motta e soprattutto Naska: altro artista coronato dal successo nel solco della nuova discografia streaming e qui in versione trapper detenuto smunto dalla fama.
Allora, ecco, che svelato il trucco scompare anche la magia, perché il film di Jublin scade nell’ammiccamento facile quando preferisce la vanità del virale al corpo (esile) del dramma. E neanche lo stratagemma della banda ridereccia tant’è disastrata o la verità di Lillo salvano una commedia che acchiappando i flussi del contemporaneo finisce per essere fuori fuoco sugli esiti e il suo pubblico.
Corso Laboratorio di Ripresa Video e Fotografia, dall’11 marzo

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Regia: Andrea Jublin
Interpreti: Lillo Petrolo, Maurizio Lastrico, Elio, Naska, Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo, Carolina Crescentini, Agnese Claisse, Massimo Cagnina, Sofia Panizzi, Selene Gandini, Elisa Quaranta
Distribuzione: Piperfilm
Durata: 100′
Origine: Italia, 2025


























