Tutta colpa di Freud: Paolo Genovese presenta a Roma il suo ultimo lavoro

 Un’opera di alta qualità e ricchezza produttiva, per ambienti, cast e musica, racconta Giampaolo Letta, in sala per Medusa Film, precisandone i costi: 6.000.000,00 di euro. Presenti il regista Paolo Genovese e il cast al completo: Marco Giallini, Alessandro Gasmann, Laura Adriani, Anna Foglietta, Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni e Claudia Gerini. Sul palco anche Marco Belardi, per Lotus Production e Paola Mammini, cosoggettista del film.

 

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Quanto ti ha affascinato raccontare un personaggio romantico come quello interpretato da Marco Giallini, calato in una sceneggiatura non scontata e quanto hai lavorato con i personaggi?

 

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Paolo Genovese: il lavoro sulla sceneggiatura è stato importante sin dall’inizio. Oggi è difficile essere originali: l’originalità è nell’andamento o nel punto di vista delle storie e quindi nella caratterizzazione dei personaggi. Parte dell’originalità sta anche nel cercare finali diversi: il finale della storia di Marco è aperto, se lasci aperto il finale consenti una riflessione.

 

E’ stato un tema voluto parlare della diversità?

 

Paolo Genovese: chiaramente è voluto.

 

Anna Foglietta: è abbastanza inedita come versione. La mia è la storia di una donna “ risolta” che torna indietro: situazione complicata e inverosimile che conferisce al personaggio una leggerezza nel cercare la felicità. Il mio personaggio si appella al suo diritto di essere felice … quando si tratta di amore siamo tutti paurosamente uguali.

 

Vittoria Puccini: mettere in scena il rapporto tra una ragazza udente e un ragazzo sordo mi ha subito incuriosito ma finché con Vinicio non ci siamo trovati a lavorare non ci siamo resi conto della difficoltà di rendere cinematograficamente la comunicazione attraverso lo sguardo e la fisicità dei gesti. Ho riscoperto il potere del silenzio. Il fatto di usare la fisicità ha fatto sì che si creasse subito una forte intimità tra i personaggi.

 

Laura Adriani: ho adorato Emma e il divario che c’è tra una ragazza di venti anni che crede ancora a tutto e la disillusione di un cinquantenne. In realtà il grande amore di Emma è il padre. Il suo personaggio cerca per tutto il film l’abbraccio del padre che ottiene alla fine.

 

Il fatto che tu abbia scritto prima il libro ti ha aiutato nella precisione della sceneggiatura e a dirigere gli attori in modo così misurato? C’è una grande direzione dal punto di vista della regia, mentre siamo abituati a vedere attori che prendono il sopravvento sulla storia.

 

Paolo Genovese: si dice che tre sono le cose fondamentali per un film: una buona sceneggiatura, una buona sceneggiatura, una buona sceneggiatura. Ne sono convinto. Più che la scrittura del libro a me aiuta molto il tempo di riflessione e il peso di ogni singola parola. C’è dietro un grosso lavoro di documentazione. Con Paola siamo stati tanto insieme agli attori con l’Associazione Italiana Sordi; ci siamo letti con loro tutto il copione per cercare di capire cosa era credibile e cosa no. Specie l’argomento gay è sempre un terreno minato; abbiamo cercato di affrontarlo con sensibilità attenzione e rispetto, ma senza doverci frenare: è un film ed un punto di vista. Partire dalle storie è la cosa più importante: il personaggio se è ben scritto prende vita. E ho avuto il miglior cast al momento.

 

C’è un altro protagonista: Roma. Perché Roma?

 

Paolo Genovese: Roma perché amo molto la mia città e trovo che il centro di Roma non sia stato abbastanza raccontato. Ce l’abbiamo sempre sotto gli occhi. E la diamo per scontata.