Tutte le storie di Piera. Incontro con Peter Marcias e Piera Degli Esposti

Piera Degli Esposti, una delle figure più anticonvenzionali del cinema italiano, è la protagonista di Tutte le storie di Piera, documentario di Peter Marcias presentato in anteprima al Torino Film Festival. Il film, che ripercorre la carriera e la vita privata dell’attrice, è arricchito dalle testimonianze di persone importanti che hanno lavorato con lei, da Bellocchio ai Taviani, da Moretti a Sorrentino, da Tornatore a Milani, fino alle amiche Lina Wertmüller e Dacia Maraini e al suo vecchio amore Marco Ferreri. Nelle sale dal 26 giugno distribuito da Ultima Onda.


Come si svolgeranno le proiezioni speciali in giro per l’Italia?

Peter Marcias: Il film uscirà a Roma al Nuovo Cinema Aquila e poi toccherà a parte delle città italiane, tra cui Milano e Firenze. A luglio inizieremo le arene estive: saremo a Bologna nell’ambito della rassegna Sotto le Stelle del Cinema, alla Versiliana e ad Ascoli Piceno. Saranno serate tra teatro e cinema, dove Piera reciterà brani estratti dal film, accompagnata dal musicista Stefano Guzzetti che ha curato la colonna sonora del documentario. Con queste proiezioni speciali vogliamo rimarcare l’importanza che la parola e i ricordi assumono all’interno della storia. Bologna infine avrà un’introduzione particolare da parte di Piera essendo la sua città natale.

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Qual è il suo rapporto con Bologna?

Piera Degli Esposti: Quando ho lasciato Bologna mi è dispiaciuto molto, ma lei mi ha fatto il piacere di venirmi dietro. Ogni volta che recitavo, se temevo di avere un vuoto o avevo paura del pubblico, mi venivano incontro le strade della mia città. Quello che farò durante le serate sarà recitare i versi dei miei poeti preferiti affinché emerga questo rapporto tra teatro e cinema. Siccome i filmati teatrali sono quasi del tutto assenti nel documentario, Marcias li ha fatti rivivere attraverso le immagini e le mie parole.

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Come ha vissuto la storia d’amore con Ferreri?

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Piera Degli Esposti: Prima, quando c’era sua moglie, era una situazione delicata. Poi pian piano ho preso coraggio di dichiarare questo mio innamoramento, anche fisico. Il periodo in cui sono stata con Marco è stato il periodo più felice della mia vita. Insieme a lui e a Dacia abbiamo lavorato alla sceneggiatura di Storia di Piera e de Il futuro è donna. Il nostro rapporto è stato così forte che oggi riesco a imitare Marco benissimo. Allora sembrava come di essere a scuola, con Marco che ci rimproverava. E, come una studentessa, mi sono innamorata del mio preside. 

Come vive l’idea del tempo e come questo si cala nel suo modo di recitare? 
Piera Degli Esposti: Come dico alla fine del film, “sono fortunata a stare vicino a Piazza dell’Orologio, perché il tempo si ferma essendo l’orologio di pietra”. Il mio desiderio era proprio che il tempo non passasse. Ci combatto con il tempo. A teatro il tempo rallenta perché ripetiamo le stesse scene.
Quando dico che “non ho mai perso il treno” mi riferisco a una paura che avevo quando ho conosciuto Eduardo De Filippo. Allora facevo Molly Bloom nell’Ulisse di Joyce. Avevo un grande terrore perché avevo detto a Eduardo che al mio spettacolo c’era molta gente, quindi quando mi ha detto che sarebbe venuto a vedermi abbiamo cercato persone per riempire la sala. Quella sera sono stata tutto il tempo in uno stato di calore per l’emozione.
Per quanto riguarda il cinema, invece, all’inizio non lo volevo fare. Poi, durante le riprese di Bisturi – La mafia bianca, Zampa mi ha chiesto dove fossi stata fino a quel momento. Per me il cinema era troppo centimetrale e io mi muovevo poco. Dopo Questi fantasmi, Medea e Sotto il segno dello scorpione ho accettato che la macchina da presa mi guardasse. E alla fine sono andata anche in televisione, dove ho ballato Beyonce.

Ci può spiegare il suo sogno bizzarro di interpretare Riccardo III?
Piera Degli Esposti: Nessuno ha mai amato Riccardo III per quello che ha compiuto. Il suo modo di parlare e di presentarsi all’inizio dell’opera mi hanno affascinata. Anche noi siamo riccardeschi per l’invidia e l’ira che molte volte ci colgono. Riccardo rappresenta insomma un pozzo pieno di noi. E spero, un giorno, di dar vita a questo personaggio con il mio corpo.

Che impressione le fa essere narrata in un documentario?
Piera Degli Esposti: Condivido il lavoro che ha fatto Marcias perché si basa sull’assenza, non terrena, ma fisica di me all’interno del film. Io mi considero un caso perché non mi sono mai liberata della mia famiglia e della mia città. Non ho avuto figli e non ho voluto mariti, ma sono rimasta molto legata a mio padre che da piccola volevo sposare. Faccio l’attrice in maniera casalinga perché ho cominciato senza accademia. Il mio caso è un viluppo di tutte queste cose.

Peter Marcias: Secondo me le persone vanno apprezzate quando sono in vita. A parte i modi di dire, non volevo fare un film per ricordare qualcuno, ma volevo raccontare un percorso di un’importante personalità che è partita dai grandi dispiaceri familiari poi ridimensionati nella sua carriera. Non volevo spettacolarizzare la sua vita. Abbiamo lavorato sulle parole siccome non c’erano molte immagini, soprattutto per quanto riguarda il teatro. Nel film parlo di com’è stato affrontare il lavoro dell’attore e di una persona che è riuscita a fare quello che voleva.

Dal documentario emerge la sua umanità rispetto alla professionalità
Piera Degli Esposti: Non penso che tutti siano ossessionati dall’affetto. Molti pensano al denaro, alla popolarità, alla bellezza. Io ho il pensiero costante dell’affetto, di avere persone care intorno a me. Ho sempre paura di rimanerne senza. Per me è importante sentire l’affetto della gente. Sono rimasta interdetta dalla frase di Tornatore che nel film dice: “Lei capisce se le vuoi bene”. Mi sono trovata molto bene a girare con lui, mi ha accudito nella scena della caduta dalle scale, sempre con dolcezza. In queste manifestazioni, come anche il ricevere premi, sono felice. Poi ho portato questo mio bisogno di consolazione anche agli altri: nel 2000 ad esempio, quando ho fatto Maria per la regia di Antonio Calenda, ho incontrato un giovanotto che voleva farmi conoscere sua madre cieca. La donna mi aveva sentito recitare e la mia voce le ricordava quella di una bambina che una volta le aveva letto delle storie. Quando ero piccola leggevo ai ciechi nelle cliniche e negli ospedali. Ho scoperto che quella bambina ero proprio io, e la signora è stata così contenta di avermi rincontrata dopo così tanto tempo.

Com’è nato il suo amore per Robert Mitchum?
Piera Degli Esposti: Robert era una figura molto erotica per me. L’ho anche seguito quando veniva in Italia, ma per un motivo o per l'altro non sono mai riuscita a incontrarlo. Poi Lina l'ha invitato a casa sua. Un uomo abituato a stare accanto a Marilyn Monroe e Ava Gardner alla fine si è trovato a cena con me. Però devo dire che non gli sono dispiaciuta. Ci siamo anche baciati. Poi ho raccontato di questa mia passione nel cortometraggio Lettera d’amore a Robert Mitchum che è stato abbinato al film L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza.