Un 32 août sur terre, di Denis Villeneuve

Denis Villeneuve inizia il suo percorso da un (im)possibile 32 agosto sulla terra. Precisamente in un deserto salato oltremondo, dove riconcepire la vita…Questa sera h 20 da Sentieri Selvaggi

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BANDO BORSE DI STUDIO IN CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING

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Presentazione Sentieri Selvaggi Magazine n. 28 + proiezione di Un 32 août sur terre di Denis Villeneuve, questa sera, h 20 – INGRESSO GRATUITO
Sentieri Selvaggi, via Carlo Botta 19 a Roma

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Denis Villeneuve inizia il suo percorso da un (im)possibile 32 agosto sulla terra. Precisamente in un deserto salato dello Utah, un bianco dove riconcepire la vita, quindi uno spaziotempo alternativo che non può che essere “cinema”… E sì, questo Un 32 août sur terre (1998) è il primo film di un regista-cinefilo che con contagiosa brama giovanile fa trasudare in ogni inquadratura le sue passioni e i suoi orizzonti. Si parte da una strada perduta alla Lynch dove un fantomatico incidente spezza la continuità di spazio e tempo per la protagonista Simone. Si prosegue poi in una Montréal metafisica (e fantasmatica?) dove il suo improvviso desiderio di maternità la spinge a chiamare il vecchio amico Philippe (da sempre innamorato di lei…). Si fa strada allora un dolcissimo e contrastato amore (non sempre) corrisposto, che sembra venire dritto dal cinema di Leos Carax.

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Ecco: rivedendo 32 août con l’occhio del 2017 ci si accorge di come lo stesso regista capace di sfornare i più complessi Blockbuster contemporanei che ragionano sui limiti dello sguardo (da Arrival a Blade Runner 2049), sia stato capace di passare con incredibile disinvoltura dai jump cut godardiani di questo film agli incubi vansantinani di Polytechnique; dalla classicità di linguaggio eastwoodiana di Prisoners alla friedkiniana fascinazione per l’oscurità di Sicario. Un eclettismo raro nel cinema contemporaneo, che ha i suoi innegabili rischi (in molti ravvisano un’eccessiva cerebralità in questa esibita consapevolezza), ma che sa anche sciogliersi in improvvise vertigini emotive che esplodono nei suoi film.

E allora: il deserto beckettiano attraversato da Simone e Philippe tra sogni (di nuova vita) e incubi (che fuoriescono dal sale) li riporta alla speranza di un possibile amore oltre la morte. Un deserto che sembra già quello del 2049: il cinema come eterno schermo replicante, origine di ogni immagine, specchio che riflette (su) una nuova identità. Un 32 août sur terre è un esordio un po’ confuso e squilibrato, certo, ma sa già illuminare il grande talento di un regista capace di parlare sempre e comunque di sentimenti umani. Da questo punto di vista ogni nuovo personaggio di Denis Villeneuve continua ad essere colto nel suo personale 32 agosto sulla terra.

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