Un amore a Roma, di Dino Risi

Era notte a Roma. In un film che sembrava apparentemente così anomalo per il cinema di Dino Risi e che invece ha messo in luce quella vena crepuscolare e malinconica poi esplosa in Una vita difficile, forse il suo vero capolavoro. Tratto dal romanzo di Ercole Patti, Un amore a Roma sembra contaminare tracce del cinema di Emmer anni ’50 con echi felliniani. La città, soprattutto di notte, diventa una specie di labirinto, fisico e insieme esistenziale, che curiosamente ha segnato La dolce vita, dello stesso anno. Forse in questa anomala ma impressionante similitudine c’è la mano di Ennio Flaiano, che ha firmato la sceneggiatura di entrambi i film, qui in coppia proprio con Ercole Patti.

Marcello Cenni (Peter Baldwin) è un giovane scrittore appartenente alla nobiltà romana che ha appena troncato la sua relazione con Fulvia (Elsa Martinelli). Conosce casualmente Anna (Mylène Demongeot), una ragazza di Treviso che cerca fortuna come attrice. Tra loro s’instaura una relazione passionale ma piena di contrasti. Lei lo tradisce spesso, lui diventa geloso. Dopo l’ennesimo litigio, cerca di dimenticarla. Prova a rifarsi una vita e sta per sposare Eleonora (Maria Perschy), di ricca estrazione sociale. Ma poi Anna riappare all’improvviso.

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Ancora La dolce vita. Il protagonista che si chiama sempre Marcello – qui scrittore, lì giornalista – dove Peter Baldwin (che aveva interpretato proprio in quell’anno Era notte a Roma di Rossellini nei panni di un tenente statunitense scappato da un campo di prigionia) sembra avere lo stesso disincanto e anche lo stesso dolore. Ma anche l’uso dei grandi spazi degli edifici (la casa nobiliare del protagonista), i locali di notte. E la scenata di Fulvia che sale in macchina in lacrime replica quasi il litigio felliniano tra Marcello ed Emma dove è lei a scendere dall’auto. E ancora il set, lì mascherato dal fuori-campo. Qui ad un certo punto dichiarato, in uno dei momenti fulminanti dove il cinema è la fiera delle illusioni nello sguardo di Vittorio De Sica, che è il regista che sta girando Il figlio dei barbari. Basta vedere la sua espressione dopo la performance di Anna, interpretata con estrema aderenza da Mylène Demongeot, che sembra arrivare da Lattuada e da Malle insieme. Poi, certo, ci sono anche gli echi del boom economico attraverso i personaggi di Fulvia e soprattutto di Eleonora, figlia dell’ingegner Curtatoni interpretato da Claudio Gora. Che contrastano proprio con a rappresentazione della nobiltà decaduta della famiglia di Marcello.

La voce-off come un monologo interiore. Dove la colonna sonora di Rustichelli accompagna un abbagliante sogno ma anche un lento e inesorabile risveglio. In un film a tratti sospeso, a tratti incantato. Fatto di improvvise visioni come quella di Anna nascosta al funerale del padre. Con frasi durissime (“Sto pensando che non voglio vederti mai più”) e scene altrettanto forti come la rottura definitiva tra i due protagonista con Marcello che la butta fuori di casa e l’accompagna al teatro dove c’è uno dei suoi amanti, Nello D’Amore interpretato dal cantautore Armando Romeo.

Un amore a Roma è forse uno dei film di Dino Risi più nascosti. Anche più inclassificabili. Dove sembra di vedere di meno la sua mano. Ma non è così. Si tratta anche dei suoi film più moderni. E oggi svela parte di un’ altra identità, quella del suo cinema meno prevedibile.

 

Regia: Dino Risi

Interpreti: Mylène Demongeot, Peter Baldwin, Elsa Martinelli, Claudio Gora, Jacques Sernas, Maria Perschy, Umberto Orsini, Vittorio De Sica, Armando Romeo

Durata: 105′

Origine: Italia 1960

Genere: drammatico