Un bel giorno, di Fabio De Luigi
Così garbato da essere inconsistente, il quarto film da regista dell’attore soffre la scrittura di Calenda e Andreotti perché ha la pretesa di andare più in profondità ma perde in brillantezza
©Loris T. Zambelli
“Chiudi il mondo fuori”. Il cinema di Fabio De Luigi si affaccia su una commedia sentimentale così tanto garbata da apparire innocua. Ed è così educata che ha quasi paura di strappare una risata. Al suo quarto film da regista, l’attore sta sempre col freno a mano tirato, forse (in)colpevolmente frenato dalla sceneggiatura che ha scritto con Giulia Calenda e Furio Andreotti (alla prima collaborazione insieme) che lo hanno privato di quell’anima surreale che ha caratterizzato molti suoi ruoli e soprattutto il suo film migliore come cineasta, Tre di troppo. Non c’è la maledizione di quel film, ma un’improvviso risveglio.
Tommaso è vedovo da otto anni, è a capo di una piccola azienda di infissi con un unico dipendente e padre di quattro figlie che riesce a gestire anche se in modo caotico. A un party conosce Lara, una brillante dirigente di banca. Non le dice nulla della sua vita privata e anche lei gli nasconde che è separata e madre di tre figli. Un giorno però, per entrambi, la verità viene a galla, Riusciranno a conviverci?
“Chiudi il mondo fuori”. Non è solo lo slogan dell’azienda di Tommaso. Sembra essere anche quello di Un bel giorno. Attraversa infatti le crisi sentimentali e personali sulla superficie anche se ha la pretesa di cercare maggiore profondità. Non la trova e soprattutto perde in brillantezza. La scrittura non approfondisce mai adeguatamente tutti i personaggi secondari e questa cosa è abbastanza sorprendente soprattutto per due sceneggiatori come Calenda e Andreotti solitamente attenti a una descrizione esauriente dei caratteri come si è visto, per esempio, in Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani e C’è ancora domani di Paola Cortellesi. Restano solo dei piccolissimi tocchi di colore come la figlia minore di Tommaso che colpisce i malcapitati con la freccia del suo arco o il figlio problematico di Lara appassionato del Giappone. Ma sono solo timidi accenni di una favola squilibrata, quasi mai divertente. Quando trova qualche illuminazione, come la camicia originale alla Ryan Gosling o la ‘ghost window’ della sua azienda, non insiste su quella trovata ma la lascia debolmente appassire. Anche De Luigi e Virginia Raffaele hanno perso quell’intesa che avevano in Tre di troppo. Sono fuori sintonia soprattutto quando i loro personaggi cercano un tono più sentimentale. I baci ripetuti sono in gioco. Poteva essere un’emozionante giostra, ma non lo è mai diventata. Sembra così di trovarsi davanti, anche se non lo è, a quei tipici remake italiani di commedie francesi o spagnole sempre inferiori all’originale. De Luigi, nei suoi due ‘ritratti di famiglia’, chiude il mondo fuori ma poi perde la chiave.
Regia: Fabio De Luigi
Interpreti: Fabio De Luigi, Virginia Raffaele, Maria Gifuni, Alma Giardina, Anita Marzi, Arianna Gregori, Leon Castagno, Andrea Silvestrini, Nicola Mayer, Beatrice Schiros, Antonio Gerardi
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 93′
Origine: Italia, 2026





















