Un bisogno da condividere – Incontro con Antonietta De Lillo per Let’s go

A distanza di meno di un anno dall’uscita in sala de La pazza della porta accanto, Antonietta De Lillo ritorna, ancora una volta, con un documentario – per quanto poi il limite tra documentario e fiction alla fine si dissolva: Let’s go, già passato dal Torino Film Festival.

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Let’s go è la storia di Luca Musella, fotografo e scrittore, attualmente intrappolato in una fase discendente della vita a causa di un disastro economico che l’ha trasformato, da borghese intellettuale che era, a uno dei tanti abitanti del sottoproletariato urbano che vive costantemente sull’orlo della povertà assoluta. Questa situazione però non gli ha fatto perdere la vena artistica, critica e intellettuale: è infatti una lettera-testo scritta da lui che fa da filo conduttore del piccolo film, un diario in viaggio, una riflessione sincera sullo stato delle cose e di se stesso. La sua storia è occasione per la regista di incontrare anche gli altri abitanti di questo mondo fatto di mancanza di soldi ma di grande umanità.

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Presenti in sala, oltre alla regista, Giovanni Piperno, collaboratore e fotografo, Massimo Righetti della distribuzione Mariposa Cinematografica, Giuseppe De Marzo e Mariano Di Palma in rappresentanza di Miseria Ladra.

 

let's go de lilloLa prima domanda rivolta alla regista naturalmente è stata quella relativa alla genesi del film e alla figura del protagonista Luca Musella. Antonietta De Lillo ha raccontato di conoscerlo fin dai tempi in cui anche lei faceva la fotografa, di averci collaborato per il suo primo film partecipato e per Il resto di niente. L’ha visto “scivolare e vivere questa avventura senza farlo vedere”, addirittura era lui a voler fare un film su di lei, sul perché da dieci anni non riesce più a fare film di finzione ma poi è stata lei a “girare la macchina verso di lui”. Nel film ci sono due punti di vista: da una parte Luca come protagonista, dall’altra Luca come autore del testo, come operatore, come colui che dà voce all’invisibile. La De Lillo ha aggiunto che non è corretto dire che non fa film da 10 anni perché questo è un film, lei ha sempre lavorato tra finzione e realtà senza sentirne differenza.

Il cinema rispetto alla televisione può raccontare lo spirito. Naturalmente è emerso il tema della condivisione tanto caro alla regista, che è arrivata a dir che Luca è autore di un’opera collettiva. Lei sente tutti i suoi film condivisi, perciò non ha fatto più la fotografa: ha capito che il cinema le apparteneva per il suo bisogno di condividere. Per questo ha cercato Libera: è film che vuole comunicare, vuole stare con gli altri, ha bisogno di una casa. La politica è latitante, le associazioni lavorano veramente per far ripartire il paese.

Se La pazza della porta accanto era un film sull’amore, questo è un film sulla dignità, tutto quel che Luca continua a difendere con le unghie.

Si è parlato anche di libertà, perché paradossalmente una simile condizione di degrado economico dà all’uomo la possibilità di gettar via tutte le maschere della vita sociale per la quale non ci si deve mai mostrare perdenti perché la cosa importante e da difendere, insieme ai suoi simili, diventa solo la sopravvivenza.

Quanto alle riprese, nel film convivono due punti di vista: quello oggettivo di Piperno e quello meno perfetto ma caldo affidato a Luca, che ad esempio è responsabile della scena iniziale del film in cui un barbone si muove indeciso in mezzo alla folla senza ricevere neanche uno sguardo: una scena rubata che mostra la potenza del cinema.

Quanto alla lunghezza, Antonietta De Lillo ha raccontato dell’iniziale idea di realizzare due versioni per cinema e televisione ma poi ha capito che il film era così, di 54 minuti e non oltre.

In conclusione la regista ha parlato di Milano e della sua felicità nel vedere che è una città piena di attività solidali, di laboriosità della gente perché in un momento simile, non solo da punti di vista etici e religiosi, è necessario ripartire insieme.

 

Miseria Ladra è una campagna lanciata da Libera e dal Gruppo Abele, raccoglie più di 1500 associazioni, dà voce e sostegno a chi è in crisi, considerando che la povertà è un problema che riguarda un quarto della popolazione italiana.