Un eroe borghese, di Michele Placido

11 luglio 1979. Una sera d’estate come tante nella Milano borghese. Dalle finestre aperte dei palazzi è ancora possibile ascoltare gli ultimi scampoli di televisioni e radio. Pochi, ancora accaldati, aspettano la fine delle trasmissioni, non arrendendosi ancora alla calura notturna. Tra le strade di questo bel quartiere un uomo scende dalla sua auto e passeggia da solo. Alla bocca una sigaretta, l’ennesima di queste giornate infinite. Un po’ alticcio, il minimo che il suo status di rispettato professionista e buon padre di famiglia tollera, il signore distinto sta giocando con le chiavi di casa. Dopo tutte le amarezze e i pensieri che il suo lavoro gli regala, la serata con gli amici è stata una boccata d’aria fresca. A lottare con le ingerenze di Sindona e le preoccupazioni dei Palazzi romani tornerà a pensarci domani mattina. Ora c’è solo il tempo di un ultimo tiro, la chiave nella toppa del portone e…Una voce, all’improvviso con un accento esotico lo chiama. “Dottor Ambrosoli…mi scusi tanto.” Tre colpi di pistola. Il commissario liquidatorio della Banca Privata Italiana giace senza vita a pochi metri da casa sua. In pochi istanti una persona come tante altre, quasi anonima nella sua onestà, scompare per diventa altro, un simbolo. Così nasce un eroe borghese.

Negli anni Michele Placido si è contraddistinto per uno sguardo mai banale nei confronti del nostro passato di piombo. L’attore-regista, nella sua carriera dietro la mdp, ha sempre unito il rigore del cinema civile con un’intelligente attenzione verso la commerciabilità. Ogni storia, soprattutto quella più urgente, ha bisogno di un pubblico che la ami. I suoi successi con Romanzo criminale e Vallanzasca – Gli angeli del male stanno a dimostrare questo approccio muscolare al tema. Prima della sua peggio gioventù, l’esordio di Placido con gli anni settanta nasce con un piccolo film di equilibrio, su una figura limpida, eroica. Ispiratosi al romanzo omonimo di Corrado Stajano, Un eroe borghese racconta il sacrificio di Giorgio Ambrosoli. Avvocato milanese di solide tradizioni conservatrici e cattoliche, Ambrosoli pagò con la vita il suo lavoro alla banca di Michele Sindona, il banchiere legato alla mafia, scappato in America per evitare la giustizia italiana. Sin dalla sua biografia, la figura dell’avvocato costringe Placido a raccontare la sua storia in un modo adeguato.

Senza urlare, senza sbattere nulla in faccia, il regista rimane su un livello inflessibile ma misurato, come il suo protagonista. Sono ancora lontani i tempi delle pistole e delle droghe, dei night e delle donne. Più che l’azione o il lato thriller della vicenda (dove sono finiti i soldi di Sindona?) Placido si concentra sulla straordinaria normalità di Ambrosoli (interpretato da un perfetto Fabrizio Bentivoglio), sull’eccezionale esempio civile di un uomo comune diventato eroe suo malgrado. Il pubblico, guidato dal coprotagonista Silvio Novembre, maresciallo della guardia di finanza e collaboratore dell’avvocato, interpretato dallo stesso Placido (mai equilibrato come in questo ruolo), si confronta con l’onesta di un uomo come tanti, chiamato a diventare eroe solo per aver adempiuto, con dedizione, al proprio dovere.

È proprio dall’esempio silente di Ambrosoli che la Taodue, grazie all’intuizione di Pietro Valsecchi, inaugura un proprio racconto biografico. Lontano dall’agiografia della televisione di Stato e dal rumore dei biopic americani, la casa di produzione romana si è impegnata, da quel momento, a disseppellire le storie di tanti eroi borghesi. Tra il cinema e, soprattutto, la televisione, la Taodue ha creato un vero genere. Mettendo su una factory di registi e scrittori (lo sceneggiatore Graziano Diana è una figura vista spesso in un percorso lungo quasi venticinque anni), si ha avuto il coraggio di mettere in luce nomi e impegni delle tante, sconosciute brave persone che, per un rifiuto, un senso del dovere o un moto di coscienza hanno sacrificato sé stesse per l’Anima del nostro Stato.

Regia: Michele Placido
Interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Michele Placido, Omero Antonutti, Laura Betti, Ricky Tognazzi, Philippine Leroy-Beaulieu, Giuliano Montaldo
Durata: 93′
Origine: Italia 1995
Genere: drammatico