Un paese quasi perfetto, di Massimo Gaudioso

Remake quasi pedissequo del film del 2003 La grande seduction del canadese Jean-Francois Pouliot, Un paese quasi perfetto segue le vicende degli abitanti del paesino di Pietramezzana, sperduto nelle Dolomiti lucane. La miniera che dava lavoro agli uomini della cittadina ha chiuso da anni, e i pochi che non sono emigrati in città vanno avanti grazie ai soldi della cassa integrazione. La situazione stagnante giunge ad una svolta quando si palesa la possibilità di avere di nuovo una fabbrica sul territorio; tra i tanti problemi da risolvere per poterla aprire, la mancanza di un medico nella cittadina. A tal fine si congiungono le forze di tutti gli abitanti rimasti, per incastrare il rampante chirurgo estetico Gianluca Terragni (Fabio Volo), giunto a Pietramezzana con l’intenzione di restarci solo un mese. Capitanati da Domenico Buonocore (Silvio Orlando), Nicola (Carlo Buccirosso) e Michele (Nando Paone) i pietramezzanesi faranno di tutto per convincerlo a restare, rendendo la cittadina un piccolo eden creato appositamente per il chirurgo, dove tutti giocano e seguono il cricket (sport favorito del medico) e nell’unica trattoria presente si cucina sushi, il suo cibo preferito.

Seguendo i canoni oramai riconoscibili della commedia di stampo francofono dopo il remake di Benvenuti al sud, in questo caso Gaudioso stempera il gioco sui luoghi comuni e sui campanilismi “Nord vs Sud”, per mostrarci uno spaccato sociale di realtà dimenticate, come la cittadina di Pietramezzana, uno dei tanti gioielli del “Bel Paese” caduti in disgrazia, dove la scelta di rimanere appare come un atto velleitario di inutile fedeltà ad un luogo destinato all’abbandono. In questo clima di decadenza, dove la presenza della giovane barista Anna interpretata da Miriam Leone stona rispetto al gruppo di vecchietti rimasti, l’arrivo del chirurgo Terragni (interpretato da un Fabio Volo perfetto nel ruolo di fighetto milanese sperduto in provincia) porta nuova linfa vitale non solo per l’aspetto utilitaristico, ma perché nel perseguire i loro scopi e convincere il medico a restare gli abitanti della cittadina si risvegliano dal torpore e ritrovano la vitalità perduta. Tra i toni macchiettistici e il tour a tappe forzate degli avvenimenti, dove il medico inizialmente cade nella trappola della cittadina per poi scoprire l’inganno, Un paese quasi perfetto ha dalla sua l’assenza di pretese e la scorrevolezza, oltre alla presenza di alcuni sketch azzeccati (le finte partite di cricket, dove gli improbabili partecipanti non conoscono neanche le regole del gioco, l’arrivo in funicolare di Terragni e Buonocore con lo svenimento del primo) e di attori dalla comicità spontanea ed efficaci nei loro ruoli. Manca una spaccatura nella patina della commedia brillante e nella conclusione si resta con la sensazione di aver visto l’ennesimo film tanto leggero quanto innocuo, lodevole per aver posto l’accento su realtà contingenti come l’abbandono del territorio dove le risorse paesaggistiche e naturali non vengono sfruttate, ma mancante di spunti dal punto di vista più strettamente cinematografico, dove i caratteri sono abbozzati, gli angoli smussati, l’ottica sulle problematiche contemporanee è filtrata da un gusto “retrò” nella creazione dei personaggi che sembrano appartenere ad un passato immaginario. Se le intenzioni erano quelle di attenersi ad un tono pacato, Gaudioso ci riesce perfettamente, mantenendolo nella confezione intera del film, grazie al quale osserviamo gli eventi con una sorta di distanziamento, nella tranquilla e rassicurante consapevolezza di vedere qualcosa di finto. E l’happy end è pronto ed atteso fin dalla prima scena, come in ogni favola che si rispetti.

Regia: Massimo Gaudioso

Interpreti: Fabio Volo, Silvio Orlando, Carlo Buccirosso, Nando Paone, Miriam Leone

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 92′

Origine: Italia 2015