un Setting, di Pietro Faiella

Dal Biografilm 2021, Pietro Faiella con una messa in scena asciutta obbliga lo spettatore ad ascoltare la vita di un pedofilo, fatta di abusi subiti da bambino e perpetrati da adulto.

Il cinema “pandemico” ha risposto alle limitazioni con storie composte da una sola ambientazione. La mancanza di azione è stata spesso coperta da una mole asfissiante di dialoghi, spesso dal forte intento didattico, non riuscendo a fare di necessità virtù. Pietro Faiella nel suo un Setting, non sceglie di negare il vuoto, ma di abbracciarlo. C’è una sola azione, quella della confessione del suo protagonista, seduto a un tavolo, con due bicchieri e una bottiglia d’acqua e una finestra illuminata sullo sfondo. Gli unici stacchi che interrompono il monologo avvicinano progressivamente lo spettatore a quell’unico sbocco verso il mondo esterno.

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L’uomo di mezz’età che parla ha, oltretutto, il volto nascosto dalla penombra e dalla posizione della macchina da presa, che lo inquadra di tre quarti da dietro. Una scelta che costringe lo spettatore a immergersi nelle sue parole, che sfumano l’immagine e quei pochi appigli per l’occhio nella luce eterea proveniente dalla finestra, quasi ci si trovasse davanti a una natura morta di Giorgio Morandi. Un’immersione dolorosa, al limite del traumatico, visto che la storia del protagonista è segnata profondamente dagli abusi sessuali, prima subiti da bambino e poi perpetuati da adulto.

biografilm 2021 pietro faiella

Una scelta morale coraggiosa e radicale, che obbliga lo spettatore a deporre torce e forconi e ad ascoltare il racconto di quello che normalmente verrebbe considerato un mostro. Poco cambia che a raccontare la vicenda non sia un vero pedofilo ma un attore, Paolo Musio, e che le vicende siano frutto di una costruzione ispirata a delle storie vere. A prescindere da ciò, vincolare lo spettatore a un racconto del genere significa imporgli il peso dell’inascoltabile, che diventa ancora più traumatico vista la rinuncia a qualsiasi sollievo proveniente dalla ricostruzione o dagli stacchi. Il protagonista che masturba il padre nella vasca da bagno, i tentativi di circuire bambini, le fantasie confessate sono fatte di parole che precipitano nell’inconscio dello spettatore.

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Entrare in empatia, cercare di capire prima di condannare è il primo passo per un percorso terapeutico che possa portare alla guarigione e al perdono sia sociale che individuale, anche nei casi più estremi. Un discorso complesso che fa di un Setting un film profondamente umano e che segue un ideale di compassione con qualcosa di più che semplice convinzione, con vera e propria fede, fino alle sue estreme conseguenze. Purtroppo, questa profondità viene in parte ridimensionata dalle superflue didascalie finali, che vogliono fare di ogni abusante un abusato e quindi facente parte di un circolo vizioso. Un’idea che sa di semplicismo e che rischia di ignorare le ragioni sociali che spesso giacciono dietro alla pedofilia. E, mentre scorrono i titoli di coda, ci si chiede perché un Setting abbia abbandonato in extremis il tenero abbraccio del vuoto per inseguire l’intento ammonitorio del confessore.

Regia: Pietro Faiella
Interpreti: Paolo Musio
Durata: 60′
Origine:
Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2 (2 voti)
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