Un weekend da bamboccioni 2, di Dennis Dugan

Grown Ups 2 è al momento il più apatowiano dei film di Adam Sandler senza Apatow, ma di fatto che razza di film è?

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Una qualunque sitcom di medio livello ha battute migliori, personaggi caratterizzati meglio, affronta in maniera più articolata l’immancabile episodio in cui il bamboccione padre deve insegnare al figlio a sopravvivere ai bulletti sullo scuolabus e in mensa. Per buona parte della sua durata, la pellicola è una pantagruelica perdita di tempo, che segue una giornata-tipo di questi quattro fannulloni mai  cresciuti ancora intenti a bighellonare per il centro commerciale e a tirare scherzi agli svitati del paese, e quando sembra aver trovato uno sbocco, nel party a tema anni ’80 della sezione finale, in realtà sta soltanto definitivamente ingolfandosi nell’incarnazione dei riferimenti popolari di cui le gag di Sandler si nutrono da sempre (l’esempio estremo sono Vanilla Ice e Todd Willis Bridges nel precedente, vertiginoso Indovina perché ti odio, qui occhio al poliziotto di Shaquille O'Neal). E Sandler indossa il costume da Bruce Springsteen, com’è chiaro: ecco, come un pezzo da The wild the innocent and the E-street shuffle o da Born to run questo film di Dugan è attraversato da una straziante, fragilissima malinconia, una nostalgia apertamente dolorosa che lo avvicina appunto all’ultimo capolavoro apatowiano, un’altra opera dai più tacciata di essere senza ritmo e senza sketch. Ma questo cinema è senza ritmo perché ha deciso lucidamente di rinunciare del tutto al tempo, ai tempi, mostrandoci unicamente il proprio continuare a ri-farsi come tentativo di tenere in scacco la vita, sovvertirne le sorti, film dopo film, risata dopo risata.

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Ed è vero, già la gag dell’incipit, con il cervo dentro casa, con ogni evidenza non funziona: e però sembra servire a Sandler soprattutto per mostrarci ancora una volta la vita perfetta e la magione milionaria della famiglia di “Mr Hollywood”, puntuale ambientazione dei suoi film in innumerevoli varianti della luccicante villona a due piani. E’ questo, a rendere insostenibile, da un certo punto di vista mostruoso il cinema di Adam Sandler, questo mettersi a nudo in una prima persona che non sappiamo se ci piace poi tanto: “eravamo degli sfigati”, si dicono l’un l’altro Chris Rock, Kevin James, David Spade, ricordando i giorni dell’adolescenza e sbattendo il muso di fronte alle memorie delle vessazioni e delle violenze subite dai prepotenti della scuola, preludio ad una vita passata ad ingegnarsi per non beccare altre mazzate dai più forti (You end up like a dog that's been beat too much Till you spend half your life just covering up), e conquistare le donne distraendole dal proprio aspetto estetico non proprio gradevole…

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Lo stand by me di Dugan e Sandler sembra imbastire una piccola rivalsa finale nella rivincita del protagonista contro lo spaccone Stone Cold Steve Austin, ma in realtà predomina un’amarezza che si dipana difficilmente, anche al di sotto di alcune cattiverie e scorrettezze come sempre sopraffine (l’apice è il fantastico istante sul campo da football con Sandler e figlio, che rinnova ancora una volta la maledizione violenta dei nostri padri, su cui Sandler si accanisce in maniera ritornante, chissà che tipo era questo Stan Sandler…). Ed è la stessa disperazione con cui Kevin James risponde con la sua specialità, un rutto-peto-starnuto in rapidissima successione, alla scoperta dell’incredibile abilità del proprio pargoletto al pianoforte: “anche papà è un genio”. Quasi un manifesto: al prossimo film.


Titolo originale: Grown Ups 2
Regia:
 Dennis Dugan
Interpreti: Adam Sandler, Chris Rock, David Spade, Kevin James, Steve Buscemi, Salma Hayek
Origine: USA, 2013
Durata: 101’ Distribuzione: Sony Pictures