"Una canzone per Marion", di Paul Andrew Williams

Una canzone per MarionInside this ancient heart

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You'll always be a part of me

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Lullabye (Goodnight My Angel)

Sembra esserci una tendenza nel cinema degli ultimi anni, con uno sguardo alla realtà sociale, per cui ci si è resi conto di un'importante fascia di età, nonché di spettatori: gli anziani. La vita non finisce dopo la pensione, come spesso dimostrano i protagonisti di questi film, ma anzi c'è tanto ancora da vivere, nuove esperienze da fare in una sorta di rinascita dopo una spesso noiosa “mezza età”. È soprattutto il cinema britannico che con una serie di film nell'ultimo anno ha puntato i riflettori sull'argomento, da Marigold Hotel a Quartet, tutte pellicole forti di un cast eccezionale, vecchie glorie che risultano ancora bigger than life sul grande schermo.

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E su questo filone sembra porsi anche Una canzone per Marion, personalissimo film di Paul Andrew Williams, storia d'amore in musica tra due coniugi nel difficile momento della separazione. Marion (Vanessa Redgrave) sta infatti morendo di cancro, ma, nonostante tutto, continua ad affrontare con energia i giorni che le rimangono cantando in un coro amatoriale. Arthur (Terence Stamp), il marito, sembra invece chiudersi sempre di più in se stesso, nel suo carattere burbero e duro, dietro il quale nasconde la paura di perdere l'amore della sua vita, un Carl umano senza la sua Ellie.

Una canzone per MarionMa il film è soprattutto una lettera d'amore aperta ai suoi due protagonisti. Williams concentra il suo sguardo su Redgrave e Stamp, dedica loro primissimi piani, cogliendo nei loro occhi, spesso persi e lontani, il dolore e le emozioni. Egli gioca sui loro volti, un tempo iconici, e ancora oggi magnetici così come sui loro corpi, mostrati deboli, imperfetti, senza paura di “sfatare un mito”, eppure proprio per questo così veri. È su questo duetto che si regge il film, una canzone d'amore come quella True Colors che Marion canta ad Arthur, che ben presto si trasforma in assolo dove forte si fa sentire l'assenza dell'altro, perfettamente colta in quell'immagine di Arthur che allunga la mano verso l'altra sponda del letto, ormai vuota, riscaldata solo da una borsa dell'acqua calda. Il regista punta non tanto sulla perfezione della storia (sappiamo già come andrà a finire), ma sulle emozioni, che coinvolgono del tutto lo spettatore, pur non calcando troppo la mano e lasciando uno dei momenti più forti del film, il pianto di Arthur, fuori campo, intuito semplicemente e amplificato dalla totale arrendevolezza del figlio al di qua della porta. Un'operazione perfettamente riuscita anche grazie al resto del cast, coloro che forniscono l'armonia a questo pezzo corale, quella trama musicale di sottofondo che spesso passa inosservata, ma che in realtà dona unità. Non solo gli irresistibili anziani del coro, la vera anima da commedia del film, ma anche la fresca ed energetica Gemma Arterton e l'egualmente burbero Christopher Eccleston, grazie ai quali si crea un costante dialogo tra generazioni diverse. Il difficile rapporto tra padre e figlio (troppo simili per andare d'accordo) viene doppiato da quello tra Arthur ed Elizabeth, la giovane direttrice del coro, figlia surrogata e vera adulta tra i due al tempo stesso. Sono loro che danno ulteriore profondità ad Arthur, che fanno emergere davvero la sua anima da quella dura scorza. Fino all'ultimo, meraviglioso assolo. Solo il volto di Stamp e le parole di Billy Joel, sussurrate in un canto che punta dritto al cuore.

Titolo originale: Song for Marion

Regia: Paul Andrew Williams

Interpreti: Terence Stamp, Vanessa Redgrave, Gemma Arterton, Christopher Eccleston, Anne Reid, Orla Hill

Origine: UK, Germania, 2012

Distribuzione: Lucky Red
Durata: 93'