Una doppia verità, di Courtney Hunt

La struttura di Una doppia verità è costretta all’interno di un canovaccio legale visto e rivisto, col risultato che il film non riesce a sprigionare a dovere la sua carica di tensione e suspense.

Dalle frontiere gelide di Frozen River alle aule dei tribunali di New Orleans, Courtney Hunt con Una doppia verità firma la sua seconda opera da regista, scritta da Nicholas Kazan. L’avvocato Richard Ramsey (Keanu Reeves) si trova a difendere il diciassettenne Mike Lassiter (Gabriel Basso), figlio di Loretta (Renée Zellweger) e Boone Lassiter (Jim Belushi), suoi amici di lunga data. Discolpare il giovane, accusato dell’omicidio del padre, non è facile perché dopo il delitto il ragazzo si chiude in un silenzio tombale che nasconde chissà quale verità…

È la verità il tema portante del legal movie della coppia Hunt-Kazan. Si tratta, in prima battuta, della verità intesa in senso giudiziario e soggetta più del solito a una relatività che la pone costantemente in dubbio. Proprio per la sua ambientazione, Una doppia verità gioca con la messa in luce di ciò che è vero e con la sua conseguente smentita, tema fondante di ogni legal movie che si rispetti. Cosa è davvero giusto e cosa è sbagliato? Fino a quando è permesso mentire per fare giustizia? Proprio lì, nel luogo nato per difenderla, la verità perde il suo senso e la morale è traballante.
Anche gli sguardi puri sono banditi dal tribunale, a parte quelli della bella Janelle (Gugu Mbatha-Raw), giovane collega di Ramsey, vero talento a individuare testimoni inaffidabili che rifuggono la sincerità. E lo spettatore stesso vuole a tutti i costi questa sincerità, pretende di arrivare a una conclusione che lo liberi del bel prurito della curiosità, punto forte di ogni thriller. Ma proprio qui si annida il problema, nel processo che ci porta alla risoluzione finale, processo scarno e privo di sfumature.

Fin troppo a suo agio nella struttura dei legal movies, Uno doppia verità si abbandona senza sforzo allo stereotipo, dimenticando l’importanza dei dettagli e delle sfumature dei suoi personaggi. Tensione e suspense non trovano così ampio respiro tra le fitte righe delle arringhe, in quanto costrette in un canovaccio legale visto e rivisto. Viene inevitabile un paragone con Frozen River, sebbene si tratti di due film diversi, uno totalmente iscritto nel genere, l’altro libero fra il noir e il drammatico. Se in Frozen River gli ampi spazi della frontiera si univano alla perfezione a quelli interni dei personaggi stessi, nell’ultimo film della Hunt i protagonisti rimangono prigionieri nel clima chiuso dell’aula giudiziaria, non godono dell’aria fresca di una buona scrittura ma gli è concessa solo quella stantia dei flashback. E lì in quelle quattro mura, noi con loro, aspettiamo la risoluzione finale, ma senza nervi tesi per l’attesa.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Titolo originale: The Whole Truth

Regia: Courtney Hunt

Interpreti: Keanu Reeves, Renée Zellweger, Gugu Mbatha-Raw, Jim Belushi, Gabriel Basso

Origina: USA, 2016

Distribuzione: VIDEA

Durata: 93′

 

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