Una famiglia sottosopra, di Alessandro Genovesi
Mancano tutti i guizzi per una commedia più complessa. così il film si ferma tra i siparietti demodé. Liberamente ispirato al francese Indovina chi?. #RoFF20. Alice nella Città
Immaginate una famigliola spensierata al luna park – regno del vizio per eccellenza – dove l’ebbrezza delle montagne russe viene restituita da un’ovvia carrellata a ragion di product placement con Gardaland.
Immaginate poi che ad accompagnare questa ouverture sia la simpatica (e poco altro) voice-over del papà Alessandro (Luca Argentero), che cita Anna Karenina e le sue famiglie infelici, ognuna “infelice a modo suo”.
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Ora immaginate che il marito e padre (un tempo) idealista di Luca Argentero faccia le dovute presentazioni: sua moglie Margherita (Valentina Lodovini), medico dall’aria della cinica donna in carriera e i suoi figli Leo, sedicenne che trasuda pubertà e odore di marijuana, poi Alice, strafottente e annoiata, e la piccola Anna di sette anni. Infine, la suocera Rachele (Licia Maglietta) che, dice Alessandro, “è mia suocera e questo basta”.
Il quadretto della famiglia disfunzionale e mal assortita, invece, è solo il biglietto da visita della commedia di Alessandro Genovesi Una famiglia sottosopra, liberamente ispirata al francese Indovina chi? di Jean Patrick Benes. Perché durante la notte a Gardaland, alla vigilia del compleanno di Anna, succede qualcosa di surreale: al risveglio ognuno si ritroverà inspiegabilmente nel corpo di un altro familiare. Alessandro si sveglierà con le fattezze e il fisico della moglie Margherita, Leo in quello di sua nonna e Margherita nel corpo della piccola Anna.
Da qui prende forma Una famiglia sottosopra, che vorrebbe farsi ‘commedia degli equivoci’ (Licia Maglietta e Luca Argentero versione teen sono gli unici a regalare qualche piccola risata) e invece scade in una commedia equivocabile sin dal suo target. Una famiglia sottosopra è un film per bambini? Verrebbe da chiedersi davanti a un lavoro che gode della partnership di Gardaland: più che una semplice cornice, il luna park si fa congegno narrativo, l’inizio del surreale nella vita (già burrascosa) della famiglia Moretti. E a chi potrebbe rivolgersi, se non all’infanzia, una commedia che nasce ed esplode tra i giochi di Gardaland, in occasione delle sette candeline di Anna?
E invece, Una famiglia sottosopra non si accontenta della nomea (che pure sarebbe dignitosissima) di film per bambini, ma vorrebbe aggrapparsi a questioni più “alte” come un matrimonio appeso al filo dell’abitudine per cui mettersi nei panni dell’altro diventa una sciagurata opportunità.
A Genovesi, però, mancano tutti i guizzi per una commedia più complessa. Ed ecco che il film si ferma tra i siparietti demodé di adolescenti spocchiosi e genitori stanchi di amarsi, e sfiorisce in un film fuori tempo, presuntuoso come le sue citazioni a Tolstoj.






















