Una giusta causa, di Mimi Leder

Dal 1956 al 1970. La parabola di Ruth Ginsburg (Felicity Jones), una delle nove donne ammesse alla facoltà di Giurisprudenza ad Harvard. Già sposata con Martin Ginsburg (Armie Hammer), diventato anche lui un celebre avvocato che l’ha sempre sostenuta e madre di una bambina, viene poi rifiutata da tutti gli studi legali di New York perché donna. Lei però non si dà per vinta. E inizia a lottare con estrema determinazione incaricandosi di un caso controverso di discriminazione in base al sesso.

Ispirato alla figura della donna che poi è diventata Giudice della Corte Suprema nel 1993 e che è già stata al centro del documentario RBG di Betsy West e Julia Cohen (candidato quest’anno all’Oscar come miglior documentario), nelle mani di Mimi Leder la storia diventa piatta e incapace di coinvolgere. Del resto Una giusta causa cerca in tutti i modi l’enfasi già nel ralenti iniziale in cui la sua camminata alla facoltà di Harvard in mezzo a molti uomini viene sottolineata dal suo vestito celeste. E si affida al volto di Felicity Jones che sembra come frenata rispetto quello che vorrebbe dare al personaggio. La regista, che ritorna al cinema a dieci anni dal suo ultimo film, The Code, frena quasi l’impeto della sua protagonista. Per lei conta il copione da eseguire come uno spartito con la stessa musica. Cambia il genere, ma il disagio sembra lo stesso di quando dirige un thriller fantapolitico come The Peacemaker. Ma fa ancora più danni quando entra all’interno di dinamiche familiari come in Un sogno per domani. Il tema dei diritti delle donne è affrontato come l’alcolismo in quel film. Tutto scorre. Dalle manifestazioni contro la guerra in Vietnam nel 1970 alla ribellione della figlia della protagonista in strada con la madre che risponde a delle battute sessiste di alcuni operai. Fino al malore del marito mentre sta facendo il gioco dei mimi-

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Una giusta causa è così ingolfato dalla scrittura – la sceneggiatura è di Daniel Stiepleman – che raramente dà la possibilità di immaginarsi, visualizzare, i casi che racconta. Lo sguardo della cineasta non filma ma registra quasi le azioni. Si vede nelle lezioni di Ruth con le sue studentesse ma soprattutto nella scena in tribunale. Rendere un processo sulla carta incalzante così mortifero è per certi aspetti un’impresa. E il giochino ralenti del finale è la riproduzione di un cinema che segue solo (e male) schemini prefissati.

 

Titolo originale: On the Basis of Sex
Regia: Mimi Leder
Interpreti: Felicity Jones, Armie Hammer, Justin Theroux, Sam Waterston, Kathy Bates, Cailee Spaeny
Distribuzione: Videa
Durata: 120′
Origine: Usa 2018

 

 

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