Una storia d’amore e di desiderio, di Leyla Bouzid

Un racconto di formazione che diventa ambiziosa indagine sull’eros che riflette con intelligenza sui modi in cui l’erotismo è cambiato nel nostro immaginario, da Dante a Onlyfans

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Leyla Bouzid torna, dopo À peine j’ouvre les yeux, con Storia d’amore e di desiderio, un altro racconto di formazione inscritto nel corpo e nei gesti di Baya Medhaffar, protagonista del film precedente e ancora interprete di una donna che sfugge alle convenzioni ed è nutrita da una forte spinta all’autodeterminazione. Stavolta, però, il genere sembra solo un pretesto, una griglia di riferimenti utile a spingere la riflessione della regista verso percorsi inediti. Al centro della storia ci sono Ahmed e Farrah, studenti universitari di letteratura a Parigi, lui di origine algerina, lei tunisina che si innamorano e diventano i poli di un’elegante e centrata destrutturazione dei meccanismi tipici della rom com. Perché Farrah è spigliata, seducente, mentre Ahmed è timido, insicuro, amante della poesia, cerca di resistere all’attrazione, forse perché non gli è mai capitato di provare certi sentimenti, o forse a causa di una cultura gli impone di approcciare la questione con razionalità, di essere colui che governa una relazione. Tutti i suoi sforzi sembrano però vani, soprattutto quando si ritrova a frequentare, con lei, un corso di letteratura erotica araba.

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Una storia d’amore e di desiderio inizia seguendo la linea del realismo ma nega di continuo l’esplicitazione dell’atto sessuale, divenendo sagace saggio sull’atto mancato che riflette sul sesso ma non lo mostra praticamente mai, piuttosto lo racconta a parole, lo sublima attraverso la poesia e le visioni del protagonista, lo destruttura usando l’ironia giovanile. L’eros, attraversato, riletto con intelligenza dalla Bouzid, spogliato di qualsiasi pulsione scopica, diventa uno strumento fondamentale per riflettere su alcune criticità del presente, dalla riappropriazione di un’identità imbastardita dal colonialismo alle evoluzioni della mascolinità.

Storia d'amore e di desiderio
È un percorso complesso, forse non sempre a fuoco, che a tratti divaga rallentando il racconto ma che insegue alcune intuizioni particolarmente luminose. E così la cultura Araba riscopre sé stessa attraverso il tabù dell’erotismo, mentre Ahmed emerge lentamente in tutta la sua complessità di protagonista a tratti respingente ma al contempo fragile, umanissimo. A spiccare maggiormente, però, in questa complessa riflessione sull’eros, sono i passaggi che ragionano sulle mutazioni della sessualità nell’immaginario, parentesi che trasformano il racconto in un viaggio forsennato, che parte dalla tradizione, dal libro galeotto di Dante, dal romanzo cortigiano e lentamente si riappropria dei gesti semplici della seduzione, delle mani che si sfiorano, degli sguardi, della fisicità, nel tentativo di costruire un’ambiziosa via alternativa al racconto di certa sessualità contemporanea, quella mediata dal digitale, da onlyfans, dalle chat, sempre più performativa, artefatta.

A tratti, forse, Leyla Bouzid non riesce a mantenere salda la presa sulla materia del racconto, a volte si muove in equilibrio precario tra il saggio e la commedia romantica di rottura, quasi cade in contraddizione, ma rischia, si mette in gioco e, attraverso un film semplice ma vitale riesce a ripensare le regole di un intero immaginario e a riflettere in maniera inedita sul presente.

 

Titolo originale: Une histoire d’amour et de désir
Regia: Leyla Bouzid
Interpreti: Sami Outalbali, Zbeida Belhajamor, Diong-Kéba Taxu, Aurélia Petit, Mahia Zrouki, Bellamine Abdelmalek
Distribuzione: Cineclub Internazionale Distribuzione
Durata: 102′
Origine: Francia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7
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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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