"Undead", di Michael e Peter Spierig

Tutto parte dal più banale degli incipit, perlomeno per un film di zombie. Cosa c'è di più classico, infatti, se non una pioggia di meteoriti che scatena un'invasione di non morti? Ma non c'è da preoccuparsi: tra cliché rispettati, irrisi e rielaborati, nel proseguo c'è spazio per un finale inatteso, coraggioso, non scontato – che è meglio non svelare. La struttura prevede un composito gruppo di sopravvissuti muoversi impaurito nella terribile landa di morte in cui si è trasformata la (un tempo) ridente cittadina di Berkeley, paesino agreste arroccato su pesca e pettegolezzi nel mezzo dello sconfinato nulla australiano. Guidato da un pescatore barbuto e straripante armi da fuoco (le nasconde letteralmente dappertutto!) l'eterogeneo conclave è composto da una agguerrita bellezza locale, la cui partenza verso la più vicina metropoli è bloccata dall'invasione, una coppia di nevrotici poliziotti, una donna incinta e il suo imbranato fidanzato. Insieme devono pensare a sfuggire ai ritornanti affamati, non uccidersi a vicenda e magari raggiungere un centro medico, per alleviare i dolori della donna in (non troppo) dolce attesa. La piacevole sorpresa, nel primo lungometraggio dei fratelli Spierig – per l'occasione in veste di registi, sceneggiatori, produttori, montatori e curatori degli effetti speciali – è l'innegabile cura per i dettagli, tipica degli appassionati di lunga data; non è un caso la lavorazione sia durata quasi due anni, spesi nella minuziosa progettazione. Sospeso tra black humour, toni surreali e venature grandguignolesche (curato il trucco dei non morti – cadenti, sfatti, trapassati dalle rocce extraterrestri), Undead riporta alla mente l'esordio di Peter Jackson con Bad Taste, più che La notte dei morti viventi di Romero, solo realizzato con più mezzi e meno consapevolezza. Non mancano i difetti, soprattutto nell'equilibrio della storia: l'inizio è stentato, i personaggi hanno una presentazione macchinosa, l'ironia appare talvolta forzata. Ma ci si passa sopra volentieri. Pur lontanissimi dalla metafora politico-antropologica della quadrilogia romeriana, si tratta comunque di una variazione sul tema sensata, che non nasconde la voglia di stupire e intrattenere, a costo di qualche sbavatura.

Titolo originale: Id.


Regia: Michael Spierig, Peter Spierig


Interpreti: Felicity Mason, Mungo McKay, Rob Jenkins, Lisa Cunningham, Dirk Hunter


Distribuzione: Medusa


Durata: 100'


Origine: Australia, 2003