"Undici settembre 1683", di Renzo Martinelli

enrico lo verso e f. murray abraham in 11 settembre 1683

Un kolossal che pensa smisuratamente in grande ed è invece piccolissimo, che pensa che il cinema italiano gli stia troppo stretto e allora guarda sogna loghi come quello della Fox con la luce arancione tra le montagne. Pensa di fare miracoli come il frate italiano interpretato da F. Murray Abraham soprattutto nelle scene di battaglia. Con un digitale però inguardabile che sembra scaduto da anni

enrico lo verso e f. murray abraham in 11 settembre 1683Si sfogliano le pagine della Storia dal cinema di Martinelli. Dalle 'mitiche' figure del passato (Federico Barbarossa, Primo Carnera) alla tragedia del Vajont del 1963, a Porzus fino a Piazza delle Cinque Lune, la sua opera sembra un grande libro illustrato, dove i fatti realmente accaduti riprendono forma sotto forma di inchiesta, di (auto)celebrazione, di sentimento mitico che rende quello che viene mostrato come un qualcosa di decisivo. Dopo Barbarossa è ancora il kolossal storico ad affascinare il regista in 11 settembre 1683, con la data che vuole già subito richiamare quella dell'attentato alle Torri Gemelle a New York nel 2001. L'impero turco guidato dal Gran Visir Karà Mustafa, con trecentomila soldati al seguito, vuole conquistare prima Vienna e poi arrivare a Roma, culla della Cristianità. Gli austriaci sono già preparati al peggio. Le uniche speranze sono affidate al frate italiano Marco D'Aviano e poi al re polacco Jan III. E da quest'ultima figura sorge spontanea la prima domanda: cosa ha spinto il grande regista polacco Jerzy Skolimowski, che interpreta proprio questo ruolo e che come attore era stato diretto anche da Tim Burton (Mars Attacks!) e David Cronenberg (La promessa dell'assassino), a imbarcarsi in un'impresa del genere?

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Quello di Undici settembre 1683 è un cinema che pensa smisuratamente in grande e risulta invece piccolissimo, che da l'illusione di spazi sconfinati ma il respiro epico è simulato e rattrappito. Le chiese e gli scenari sembrano avere quasi la consistenza di un cartoon o venire da un adattamento da Charles Dickens, con F. Murray Abraham ormai volto immutabile del cinema di Martinelli (al 5° film col regista dopo Piazza delle Cinque Lune, Il mercante di pietre, Carnera. The Walking Mountain e Barbarossa) ormai capace di fare miracoli, gli stessi che crede di fare il film nelle scene di battaglia, con le esplosioni che invece sono il risultato di un digitale inguardabile, che sembra scaduto da anni.

Sembra privo di sfondi Undici settembre 1683, ma invece ha la presunzione di dire che invece è il cinema italiano che è troppo piccolo per sostenerlo. Quando si vede la luce arancione tra le montagne, con un'immagine che sembra il logo della Twentieth Century Fox, la misura è già colma da tempo. Incapace, o peggio, incurante di tagliare il quadro di restringere l'inquadratura davanti alla gente che esulta mentre davanti ci sono i corpi dei cadaveri. E quando Enrico Lo Verso, nei panni di Karà Mustafa, dice: "Ti staccherò la testa con la mia scimitarra" ci si inizia a dirigere dalle parti di una commedia che forse non abbiamo capito.   

 

 

Regia: Renzo Martinelli

Interpreti: F. Murray Abraham, Enrico Lo Verso, Jerzy Skolimowski, Yorgo Voyagis, Piotr Adamczyk, Alicja Bachleda, Daniel Olbrychski, Borys Szyc, Claire Boom, Federica Martinelli, Matteo Branciamore

Origine: Italia/Polonia 2012

Distribuzione: Microcinema

Durata: 113'

 

 

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