Unknown Pleasures 3 : Identikit dei personaggi

Mosaico personaggi dei film presentati nella rassegna Unknown Pleasures 3 Un personaggio può seguire le regole della vita reale oppure racchiudere la somma delle peculiarità di molte persone, spesso di un’intera generazione. Nella breve durata della visione cinematografica il personaggio attraversa un lasso di tempo molto più lungo, anche un’intera esistenza. Alcuni diventano un emblema, qualcosa di più grande, manifestando le deformazioni psichiche inflitte sull’uomo dalla società e delineando nuove mitologie contemporanee. Sono specchio di paure, desideri, crisi della realtà odierna. Esternano i nostri drammi, ci guidano verso un percorso di riflessione, spesso ci sono di conforto. Nel meccanismo dell’immedesimazione e grazie alla riproducibilità tecnica possiamo affrontare di tutto e quante volte vogliamo attraverso questi nostri “sostituti”. In questa malattia o terapia è possibile innamorarsi, odiare, uccidere, morire, rinascere, perdonare entrando ogni volta nell’involucro virtuale che a fine proiezione abbandoniamo nel buio come un abito da riporre nell’armadio.
Giro di vite, avvengono strane ribellioni quando il personaggio viene rifiutato e il suo posto è preso da una persona reale come in I’m still here. L’attore Joaquin Phoenix non vuole più essere un attore, niente più ruoli, vuole dedicarsi alla musica hip-hop e si fa filmare in questa fase della sua vita rendendo pubblico anche il privato più scomodo. Lo sguardo cambia e vengono aboliti i confini tra chi filma e chi è filmato.
Un mockumentary che descrive la crisi di un divo hollywoodiano e il suo declino ma c’è da chiedersi se si tratti della verità o di una finzione molto reale. Insomma realtà o simulazione? Solo il gioco di un finto documentario dove Phoenix interpreta un finto se stesso. Continuazione ideale, lo stadio successivo di Johnny Marco, divo americano anchilosato dallo star system, protagonista di Somewhere vincitore della 67ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia dove, non a caso,  I’m still here è stato presentato fuori concorso. Volendo continuare a percorrere un itinerario a ritroso di collegamenti come non pensare anche ad Inland Empire di David Lynch, in cui attraverso una piccola cinepresa digitale il regista insegue l’abisso in cui sprofonda l’attrice Nikki Grace che sovrappone, in un moltiplicarsi d’identità femminili, la realtà con la finzione del film come se il cinema lentamente si stesse divorando la sua umanità. Il luogo prescelto da Lynch, dove avviene questo martirio mentale dell’attore, nemmeno a dirlo è sempre Hollywood.
Joaquin Phoenix nel ruolo di se stesso nel film I'm still hereUn’altra persona vera che prende il posto di attrice protagonista è Suzette la zia del cineasta francese Michel Gondry. Deposta al centro della scena l’anziana signora è condotta dal nipote regista a rivivere il suo passato, a tornare sui luoghi, riflettere sulla sua famiglia, in particolar modo sul rapporto difficile e irrisolto col figlio la sua spina nel cuore. Le vicende semplici di questa ex insegnante vengono condivise da tutti. Così zia Suzette diventa inaspettatemente un essere coinvolgente con la sua forza e la sua fragilità. Raccontando la vita e scavando nelle emozioni di questa persona così speciale per la sua famiglia Gondry mette veramente a nudo se stesso a differenza di Phoenix che riesce a creare solo un bluff abbastanza divertente.
Daniel è il protagonista di Persecution di Patrice Chéreau. Un personaggio staticamente esplosivo, insofferente nel suo rapporto con la realtà. Una figura aliena che vaga nervosamente in una città ostile dalle anime raggelate. Daniel è un essere senza pelle, un pianeta solitario in collisione col mondo. L’ipersensibilità per la sua sofferenza e per quella degli altri lo trascina in un posto ai margini dove non lo può raggiungere nemmeno la donna che ama.  Lei non riuscendo a lasciarlo ma nemmeno a vivere un vero rapporto con lui si tiene a rassegnata distanza cercando di imporre delle regole alle sue emozioni. Un muro su cui Daniel continua a sbattere nel vano tentativo di trovare un varco ma l’unica via possibile sarà quella della separazione.
Michelle Williams nel ruolo di Cindy nel film Blue ValentineCindy del film Blue Valentine invece è un personaggio dinamicamente implosivo, non riesce ad esprimere i suoi sentimenti perché l’amore per suo marito è svanito. Continua nell’incomunicabilità e nell’insoddisfazione il suo ruolo di moglie quasi in una costrizione quotidiana davanti ad un compagno che non si rende conto di nulla. Per lei anche il contatto fisico è ormai impossibile. Il suo amore è rimasto cristallizzato nel luogo del ricordo che secerna ancora illusorie immagini felici.
Decisamente entusiasta di provare sentimenti ed avere contatti col mondo è Nozomi, la bambola gonfiabile protagonista di Air Doll.  Di giorno si aggira tra gli esseri umani per assaporare ogni aspetto dell’esistenza cercando di capire cosa significa vivere, mentre di sera ritorna ad essere “una sostituta” per un uomo schiavo di confortarti rituali maniacali che preferisce simulare un rapporto con una donna di plastica piuttosto che averne uno reale. Grazie al personaggio di Nozomi il nostro sguardo sul mondo ritorna, per un momento, ingenuo e meravigliato ma non ci può essere risparmiata la sofferenza, le molte facce della solitudine che accredisce l’uomo attraverso le ossessioni e le manie più perverse.
Alla fine anche Nozomi delusa dall’amore deciderà di spegnersi facendo fuoriuscire il soffio dell’uomo, l’aria dal suo corpo che la tiene in vita.
Da questa catastrofe emotiva l’unico personaggio che può salvarsi è Detective Dee, l’eroe dalle straordinarie abilità con la sua avventurosa missione da portare a termine. Inespressivo ma lesto nell’agire, almeno lui è immune a  crisi esistenziali, malesseri sociali e afflizioni imprecisate. Certo tra combattimenti, autocombustioni, sciabolate, frecce avvelenate e pugnali rotanti rimane poco tempo per deprimersi.