(unknown pleasures) "Dead Snow", di Tommy Wirkola

Man of Science, Man of Faith: così titolava il primo episodio della seconda stagione di Lost. Già, Lost, l’oggetto ipertestuale, rizomatico e randomico per eccellenza, gioco postmoderno dei più raffinati e proficui, al centro di innumerevoli teorie combinatorie. Come questa che stiamo componendo, e che vede in man of science, man of faith il sigillo da schiudere per penetrare nel binario cuore del Reich millennario di Adolf Hitler, tenendo a lato Otto Rahn e Agarthi e la lancia di Longino per l’Himmler che aveva sempre sulla sua scrivania il Corano e Eichmann che grazie alle tabulatrici di Hollerith sistematizzava l’Olocausto, per la Thule Gesellschaft e la Vril Gesellschaft che erano il motore primo del Partito Nazionalsocialista e Wernher von Braun che con i suoi progetti e i suoi razzi rese la Germania il paese più avanzato nella missilistica della Seconda Guerra Mondiale. Questo ouroboros, questo inscindibile legame tra scienza e fede (esoterica), tra la parte sinistra e quella destra del cervello, ha fatto precipitare l’analisi e l’idea stessa del nazismo verso la trasfigurazione, perfino l’assottigliamento, di un fenomeno che è esoterico e essoterico assieme. E senza il quale History e Discovery Channel non esisterebbero. E nemmeno Tommy Wirkola.

Inizio sinossi – sette ragazzi della più variegata estrazione ed emozione (ma con il minimo e massimo comune denominatore di studiare medicina tutti assieme) si ritrovano nella baita di una di loro per passare le vacanze di Pasqua, quando divengono carne da macello da far passare nel tritacarne di nazisti-zombie – Fine sinossi.

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Poco sopra l’esatto riepilogo del film scrivevamo del debito di Wirkola. Nello specifico, del Wirkola d’oltreoceano, il Wirkola alla direzione dell’appena uscito Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe, trait d’union tra due tendenze recenti, la prima massimalista e la seconda più appartata, continua: la rielaborazione sul grande e piccolo schermo di un universo favolistico senza confini estetici, geografici, antropologici, e che se vogliamo ha le sue radici un decennio fa nell’impresa jacksoniana de Il Signore degli Anelli; l’assemblaggio dentro la macchina hollywoodiana di registi europei provenienti dai generi, di cui abbiamo scritto recentemente con Mark Tonderai e il suo House at the End of the Street – Wirkola, poi, rispetto anche allo stesso regista di Hush, sembra, almeno su un piano teorico (ancorché superficiale) che non difetta ai produttori e ai pubblicitari statunitensi, una scelta mirata vista la sua provenienza (norvegese e con un film sui nazisti) e il suo approdo (resa hollywoodiana del patrimonio völkisch dei Grimm). Il debito è verso questo Dead Snow, sua opera prima del 2009, vista in diversi festival (Karlovy Vary, Seattle, Fantasia, Bangkok, Toronto After Dark – qui premio del pubblico), uscita in Canada, Giappone, Russia e a New York, e nostra unknown pleasure.

In realtà Dead Snow è quello e altro-da-quello scritto nella sinossi. Delimitiamo: lo spazio vitale dentro cui si muove è un qualunque altro horror scolpito nel tempo, come Genette e Wes Craven e Quella casa nel bosco ci insegnano. Il lavoro di Wirkola (come regista e anche scrittore con Stig Frode Henriksen) sta nel performare questo scheletro narrativo e filmico, variando sullo spettro emotivo, spaziando sul gore, incidendo nell’iconografia – c’è perfino un accenno meta-, con Erlend che è un nerd cinematografico che all’inizio cita l’archetipo per eccellenza de La casa, ma si tratta di un accenno che ci fa capire l’interiorizzazione horrorifica che il film possiede, donando ai protagonisti stessi una conoscenza che non diviene meta- perché, soltanto, altro elemento diegetico dell’universo di Dead Snow… Wirkola avanza, retrocede, scarta di lato, a volte indeciso sulla forma definitiva da dare al film – e non imboccando fino in fondo un passaggio essenziale, le conoscenze mediche dei protagonisti –, ma la forza di alcune situazioni, di alcune invenzioni, spezza questo girare a volte su sé stessi e imprime una forza proiettante incredibile, che fa scempio di personaggi, corpi, oggetti, natura.

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Il cartoon, la graphic novel, lo steampunk della Hollywood di Hansel & Gretel qui sono soffocati sul nascere da un distacco totale che a volte diviene cinismo con un tocco di sorriso, onda comportamentale a cui i nordici ci hanno anche recentemente assuefatto, lo stupore ironico del connazionale Trollhunter, il dark sarcastico del finlandese Rare Exports. E che arriva ad ignorare in bella vista alcuni punti della vicenda, perché tanto i nazisti-zombie comandati dal colonnello Herzog sono neve morta…