(unknown pleasures) Hitchcock/Truffaut, di Kent Jones

Se c’è un libro che ha cambiato definitivamente il nostro modo di leggere, pensare e fare cinema questo è senza dubbio Il cinema secondo Hitchcock di François Truffaut: una lunga intervista fatta dall’ex critico dei Cahiers du cinéma all’inizio degli anni Sessanta in piú incontri che si proponeva di raccontare interamente la filmografia e il metodo di lavoro hitchockiano a partire dalle parole dello stesso regista inglese. Il critico e documentarista Kent Jones, gia autore insieme a Scorsese di omaggi al cinema italiano e a Elia Kazan e cosceneggiatore di Jimmy P. di Arnaud Desplechin, in un lavoro di 80’ racconta la gestazione e i contenuti del volume, che segnό soprattutto l’incontro forse irripetibile tra due dei piú grandi cineasti di sempre e un modello editoriale che avrebbe influenzato altri importanti libri a venire – si pensi ad esempio a Io Orson Welles di Peter Bogdanovich o al piú recente Conversazioni con Billy Wilder di Cameron Crowe.

Hitchcock/Truffaut si misura con un testo che per ogni regista e cinefilo è un’autentica Bibbia e lo fa recuperando le preziosissime registrazioni delle conversazioni tra i due autori, con qualche materiale d’archivio (le divertenti foto scattate durante le registrazioni stesse) e soprattutto un larghissimo numero di interviste a registi di tutti il mondo particolarmente ispirati dal lavoro di Hitchcock e soprattutto dalla lettura del libro. Ecco quindi i ricordi e le osservazioni degli americani Martin Scorsese (“Le inquadrature dall’alto di Hitchcock, cosí insolite, per me hanno un che di religioso”), Paul Schrader, David Fincher, Richard Linklater, James Gray, Wes Anderson (“la cosa che piú mi colpisce nel cinema di Hitchcock è la precisione dei dettagli e delle inquadrature”),del giapponese Kyoshi Kurosawa e dei francesi Olivier Assayas (“Dallo stile di Hitchcock Truffaut imparò l’energia, la velocitá, ma non tanto il rigore”) e Arnaud Desplechin (“In Hitchcock paura e piacere sono sempre nella stessa inquadratura e creano un legame indissolubile dove diventa impossibile distinguerli”). A queste si aggiungono ampi inserti dai piú importanti film di Hitchcock come il vecchissimo The Lodger con le prime sperimentazioni sul suono compiute dal Maestro, L’uomo che sapeva troppo nella versione del ’34, Secret Agent, fino ad arrivare ai capolavori degli anni ’50 e ’60.

---------------------------------------------------------------------
SCUOLA DI CINEMA: OFFERTA PER I LAUREATI DAMS e altri per la SPECIALIZZAZIONE

---------------------------------------------------------------------

Molto spazio viene dedicato all’analisi dei suoi film piú famosi e celebrati: Psycho e Vertigo su tutti. James Gray mette i brividi quando ripercorre con la memoria la scena di quest’ultimo in cui Kim Novak appare per la seconda volta agli occhi di James Stewart come fosse un fantasma che si materializza davanti al suo e al nostro sguardo (“Per me è la piú grande scena della storia del cinema”). Le immagini scorrono sullo schermo prendendo spunto dalle pagine del libro: si parla del rapporto del regista di Marnie con lo star system, della differenza tra paura e suspense dell’enorme importanza che Hitchcock attribuiva agli spettatori. Una volta concluso il documentario di Jones – che ha scritto la sceneggiatura insieme all’ex direttore dei Cahiers e della Cinemateque Serge Toubiana – raggiunge un obiettivo di tutto rispetto per il tipo di operazione: far venire un’incredibile voglia di rivedere tutti i film di Hitchcock e rileggere il libro.