(unknown pleasures) The Coast Guard, di Kim Ki-duk

the coast guardCorpi maschili, spettri femminili, violenza subitanea, dolcezza inaudita, il mare come parentesi d'acqua in cui racchiudere la propria coscienza… L'universo di Kim Ki-duk staziona in parametri ormai ben codificati, frutto di un'artista che sta sempre in stretto contatto con se stesso, la sua storia, le sue ossessioni, i suoi sogni rimossi, gli incubi…

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Metaforico ed astratto, The Coast Guard si spinge in una definizione ideale che il cinema di Kim Ki-duk sta chiaramente cercando: qui la parabola è ben delineata, e traccia il perimetro dell'identità coreana, della ferita sul 38.mo parallelo che spacca il Nord dal Sud… L'ossessione di un popolo scisso nella sua storia e nella sua identità, che si concretizza lungo la linea costiera, sbarrata, fortificata, chiusa all'esterno da ferro trincee, filo spinato, posti di guardia… E la lunga striscia di uomini in divisa che ne controllano l'impermeabilità, armi in mano, corpi di fango, volto mimetizzato… Tra di loro il soldato Kang, un anziano ad un anno dal termine della sua ferma, solido nella sua missione di difendere la costa dall'infiltrazione di spie… Tanto che una notte uccide per sbaglio un civile, imprudentemente infiltratosi nella zona militare per fare l'amore con la sua ragazza, Mee-young.

Ed è qui, sul corpo dilaniato della vittima civile, che s'infrange il sogno d'appartenenza del soldato Kang: allontanato, pur con tutti gli onori, il giovane si sente escluso, rifiutato, spaccato dentro. E progressivamente perde la ragione, tornando infine dai suoi uomini e cercando in ogni modo di rientrare nei ranghi che ormai gli sono preclusi… Esattamente quanto accade a Mee-young, che ormai completamente folle, vaga sulla spiaggia vedendo in ogni soldato il suo ragazzo e facendo l'amore con ognuno di loro…

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Kim Ki-duk trascrive la perenne ossessione di orfananza spirituale che appartiene al suo Cinema sul doppio corpo dei suoi protagonisti, offrendoli in sacrificio a una ideale scomposizione del destino del suo popolo. Faccia a faccia con le paure e le disperanze di quei soldati che rendono impermeabile il suolo sudcoreano alla unificazione nel segno della coscienza e dell'identità, il soldato Kang e la "sirena" Mee-young si trasformano in veri e propri fantasmi che scontornano la realtà nell'incubo di una porgressiva disfatta del corpo (di guardia costiera…). Tragico destino in dolcissima alienazione, come sempre nel cinema di questo regista fuori confine rispetto a qualsiasi dimensione reale, artista di se stesso, prigioniero delle proprie ossessioni. Di fronte al mare, che per sempre contiene il sogno di una identità da custodire come in uno scrigno…