Uno di noi, di Thomas Bezucha

Bezucha apre la storia a una narrazione intima e sospesa nel tempo per poi ripiegare su un gioco al massacro che è poco convincente. Ma la vera sorpresa è l’interpretazione di Lesley Manville.

L’ex sceriffo George (Kevin Costner) e Margaret (Diane Lane) vivono serenamente in un ranch del Montana insieme al figlio, alla nuora e al nipotino. Con la morte accidentale del figlio, Lorna si risposa con Donnie Weboy e si trasferisce improvvisamente col piccolo Jimmy nel Dakota. Preoccupati che il loro nipotino subisca violenze dal nuovo padre, George e Margaret si mettono sulle sue tracce e faranno il possibile per riportarlo a casa.

C’è un dialogo sottaciuto in Uno di noi, tratto dal romanzo di Larry Watson, che prende corpo in maniera quasi secondaria, ma che costituisce l’essenza stessa della storia. Da una parte abbiamo il senso di appartenenza a un nucleo famigliare a cui i personaggi spesso sono vincolati per imposizione più che per sangue, pensiamo a Lorna che non può che sottomettersi alla volontà autoritaria della matriarca dei Weboy, Blanche; o al giovane nativo americano che aiuterà la coppia, Peter, che da bambino è stato strappato e privato della sua cultura d’origine. C’è poi la perdita che viene ben esplicitata dal titolo originale Let him go, dove il pronome ricopre e assume valenze diverse, nessuna delle quali si impone sull’altra, anzi son tutte intrecciate e sottese a un’elaborazione del dolore. Bezucha sfrutta il genere e l’ambientazione per dare spazio al dramma: il paesaggio del Nord Dakota è la dimensione naturale in cui liberare la memoria e le immagini del passato che silenziose si affacciano sullo schermo in un flusso continuo con il presente (in questo senso il romanzo da cui il film è tratto elimina le virgolette fondendo dialoghi e situazioni).

A una narrazione più intima e sospesa nel tempo subentra un gioco al massacro che potrebbe esser figlio di Tobe Hooper. In realtà qui la faida sanguinaria tra le due famiglie è un deux ex machina che spazza via il problema: George decide di farsi giustizia da solo quando vede che anche la polizia è dalla parte dei Weboy. Il personaggio di Costner riprende la tradizione del western senza stravolgerla – è il classico eroe che misura le parole e sa agire al momento giusto. Viene invece dato maggior potere, anche per una questione di confronto tra donne, a Margaret che nel romanzo si affida alle direttive del marito. Nel film è lei a dettar legge e a tenere insieme i vari fili in quanto madre che è stata e che avrebbe potuto essere per Lorna. Se l’interpretazione di Lane e Costner appare solida e convincente, è Lesley Manville la vera sorpresa: dopo la sua prova ne Il filo nascosto, per cui aveva ricevuto una candidatura all’Oscar, dà vita a un altro personaggio inquietante; la sua Blanche è sadica e spietata – il modo che ha di “accogliere” gli ospiti o di comandare i figli. Si avverte il grande lavoro che l’attrice ha fatto sulla gestualità e soprattutto sull’accento, e sarà molto interessante proprio per quest’aspetto vederla nella prossima stagione di The Crown.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Titolo originale: Let Him Go
Regia: Thomas Bezucha
Interpreti: Kevin Costner, Diane Lane, Lesley Manville, Kayli Carter, Booboo Stewart, Jeffrey Donovan
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 113’
Origine: USA, 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.67 (3 voti)
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