Unorthodox, di Anna Winger e Alexa Karolinski

Unorthodox è un’opera di emancipazione, la miniserie racconta tra Brooklyn e Berlino il coraggio di rinascere, il viaggio verso la libertà, la rivoluzione interiore ed esteriore. Su Netflix

C’è una corrente dell’ebraismo, che nacque nell’Europa dell’est del Settecento, per promuovere e diffondere un modello di fede più intensa e meno intellettualistica, nelle comunità più povere.
L’ebraismo, nella sua estensione e complessità, abbraccia sia la corrente più laica e progressista, sia la corrente ultra-ortodossa chassidica – che poi si diffuse dall’Europa all’Israele, dal Canada agli Stati Uniti, all’Australia.
I superstiti chassidici e i loro successori credono che l’Olocausto sia stata una sorte di punizione divina per aver cercato di integrarsi con il resto della popolazione non ortodossa. Si sono convinti che per rimediare ai danni della seconda guerra mondiale, sarebbe stato necessario istituire una comunità estremamente chiusa e rigida.
Gran parte dei chassidici si trasferì a New York e si stabilì nel distretto di Brooklyn. E’ lì che è cresciuta Esther, una ragazza appena diciannovenne. Per Esty è arrivato il momento di mettere su famiglia, così la comunità organizza un matrimonio combinato per congiungerla a Yanky.
Alle donne è proibito conoscere uomini al di fuori di quelli del proprio circolo familiare. Il canto non è ben accetto e nemmeno la musica. Una donna che canta è una donna peccaminosa e seduttrice. Persino leggere libri laici, vedere dei film, parlare inglese o accedere ad internet, sono tutte cose severamente proibite.
Tutto questo è parte della storia di Unorthodox, la miniserie da 4 episodi creata da Anna Winger e Alexa Karolinski. Disponibile su Netflix dal 26 marzo 2020, la serie trae ispirazione dalla vera storia di Deborah Feldman e dalla sua autobiografia Unorthodox: the scandalous rejection of my hasidic roots, pubblicata nel 2012.

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Dopo il matrimonio i capelli di Esty vengono rasati a zero, un rituale a cui tutte le spose sono destinate. Privare una donna dei suoi capelli è come privarla della sensualità femminile. Il loro corpo diviene un involucro, il cui unico scopo è quello di procreare.

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Unorthodox comincia con la fuga di Esty verso Berlino. Le bastano una valigia, una parrucca, dei soldi e i documenti che la madre le aveva lasciato, anche lei rifugiata in Germania.
In Esty cresce progressivamente un senso di alienazione, così come cresce nello spettatore, che segue la fuga verso il mondo “là fuori”- ma che a tratti viene catapultato nel passato di Esty, attraverso flashback che raccontano i preparativi al matrimonio, la cerimonia e l’oppressione della vita all’interno di una comunità così estremista.
Del mondo da cui proviene Esty, non ci si libera facilmente. “Farebbero qualsiasi cosa per farti credere che senza di loro non puoi sopravvivere nel mondo esterno”. Suo cugino Moishe e suo marito Yanky si mettono anche loro in viaggio verso Berlino, per ritrovare la ragazza. Yanky è timido e impacciato, tanto inesperto nella relazione, quanto nella sessualità. Anche lui vittima del sistema in cui è cresciuto, sembra essere l’unica persona della comunità a comprendere, pur se minimamente, il motivo per cui la moglie ha deciso di fuggire. Moishe è del tutto disinteressato a Esty, la sua partenza è dovuta a dei ritorni personali, che il Rabbino capo gli ha promesso. E’ il primo a dettare legge sul da farsi, ma i suoi comportamenti si dimostrano tutt’altro che “ortodossi”. A Berlino trova il tempo per dare sfogo alla sua dipendenza da gioco d’azzardo, tentando la fortuna con lo smartphone, con le roulette delle sala giochi, nei locali notturni.
Per Esty tutto è nuovo, sembra una bambina spersa che si aggira per le strade di Berlino. Le avevano insegnato che il suo unico scopo era quello di mettere su famiglia, di far sentire il suo uomo un Re a letto, senza che lei si sentisse una regina, che il sesso è solo un atto meccanico col fine di procreare.

Durante l’educazione sessuale a cui viene sottoposta solo poco prima del matrimonio, Esty non sa nemmeno com’è fatto l’organo femminile, ma non le viene fornito nulla di più che una dimostrazione velatissima e metaforizzata di come avviene un rapporto sessuale.
Per Esther perdere la verginità non è uno scherzo e non lo è nemmeno concepire un bambino, Esty è diversa e la sua unica via di scampo diventa la fuga.


Esther ora deve reimparare tutto, a partire dal suo corpo, ancora nascosto sotto la lunga gonna che era costretta ad indossare. Quando arriva a Berlino, Esty conosce un gruppo di studenti del conservatorio, che presto diverranno per lei un nuovo concetto di famiglia. Insieme vanno al lago, non a caso lì davanti si erge la villa dove avvenne il meeting durante il quale il Reich decise sterminio degli ebrei. “Ma ora difendiamo il presente, è inutile piangere sul passato, il lago è solo un lago”. Ed è qui che inizia il vero cambiamento. Esty spogliandosi si libera di tutte le cose che rimandano al suo passato, si tuffa in acqua purificandosi dal dolore, come una sorta di battesimo laico, che le dona nuova vita.
Esty ora indossa un paio di jeans, mette il rossetto ed inizia a suonare il pianoforte. Ora è libera di esprimere la sua passione per la musica, che prima era costretta a nascondere. Scopre l’attrazione sessuale, l’affetto e l’amicizia. Il suo corpo non appartiene più a nessuno ed è lei l’unica a decidere cosa farne.
Unorthodox è un’opera di emancipazione, che racconta con semplicità ed efficacia – anche grazie all’interpretazione di Shira Haas nei panni di Esty – il coraggio di “rinascere”, del viaggio verso la libertà, l’inizio della rivoluzione interiore ed esteriore.
Un percorso fatto di lacrime, sofferenza e oppressione, ma che poi conduce a libertà, sorrisi e alla scoperta di se stessi.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (5 voti)
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