“Unstoppable – Fuori controllo”, di Tony Scott

unstoppableMa intanto corre, corre, corre la locomotiva e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva. Torna alla mente Guccini. Ma cosa lega una canzone politica, di lotta dura e pura con la velocità contemporanea e, tutto sommato, sistematica del cinema di Tony Scott? Nulla, se non il filo sottile del pensiero. Forse è un solo viaggio della mente, un improbabile déjà vu dell’immaginario. Fatto sta che, almeno all’apparenza, il vero protagonista di Unstoppable, ancor più di Washington e Pine, è quel mostruoso treno merci 777, ‘lanciato a bomba’ contro la stupidità e l’impotenza umane. La macchina è il cuore della storia e, a un livello ulteriore, la cifra del cinema di Scott, il cui stile ipercinetico ci riconsegna sempre l’idea di un mondo attraversato da una fibrillazione costante, percorso da forze segrete che si traducono in pura azione, tracciati di movimento sulla superficie delle cose. Eppure il discorso non è mai semplice. Perché, anche in Scott, il movimento è sottoposto a una forza d’attrito che riporta, nei momenti migliori, alla rappresentazione ‘statica’ del presente. Come accadeva nell’ultimo Pelham 1-2-3, primo vero film ‘di genere’ sulla crisi economica di oggi e sulla scissione alienante del capitalismo finanziario. Ora la realtà è il punto di partenza. Una storia ‘vera’ riscritta da Marck Bomback, a cui Scott si affida per immergersi nell’America profonda e per mettere alla prova la tenuta della sua idea di cinema. Un treno merci attraversa senza freni e senza controllo le campagne della Pennsylvania, minacciando un disastro di proporzioni colossali, qualora dovesse giungere fino alla orribile curva di Stanton, città operaia di settecentomila abitanti. Mentre i capi discutono sulle migliori strategie per limitare i danni inevitabili, due folli si lanciano all’inseguimento del mostro. Sono il veterano macchinista Frank Barnes, ventotto anni di onorato servizio che stanno per essere gettati alle ortiche dalle politiche aziendali, e il giovane capotreno ‘raccomandato’ Will Colson. A guidarli nel disperato tentativo, una giovane e determinata capostazione (Rosario Dawson). La vita a un passo dal disastro. Cosa c’è di più action? Scott può dare libero estro alle sue frenesie, magari con un occhio puntato su A trenta secondi dalla fine di Kon?alovskij. E ci consegna una magnifica riflessione sulla diversa velocità del cinema e del reale. Il bestione, in fondo, viaggia a poco più di cento chilometri orari. Ma se il quadro non sta quasi mai fermo e il montaggio schizza a velocità vertiginose, anche quel treno di trentanove vagoni sembra un missile irraggiungibile. Nessuno può stargli dietro, se non le immagini, che possono dargli la spinta definitiva e, allo stesso tempo, catturarlo. Le televisioni, dall’inizio alla fine, inquadrano l’evento in presa ‘più che’ diretta. Ma quella presa non è mai oggettiva. L’immagine arriva prima, arriva sempre, ma non ferma il treno, neanche con un freeze frame. La realtà continua indisturbata, fottendosene del cinema. Scott lo sa, ma accetta la sfida. Per questo si tiene lontano dalle farneticazioni visive di Man on Fire e Domino e, in alcuni momenti, sembra prendersela più comoda del solito. La frenesia delle inquadrature e del montaggio sembra placarsi. Così come la frenesia degli animi. Pur lanciati all’inseguimento, Barnes e Colson possono parlare delle loro vite e delle loro ansie. Si riprendono il loro tempo, piegando il tempo e le distanze del discorso. Sanno che la realtà non è come appare, perché sono loro a costruirla e a modificarla, attimo per attimo. Con uno spiazzamento, la macchina cede di nuovo il passo. E l’uomo torna al centro del mondo e del cinema.
 
Titolo originale: Unstoppable
Regia: Tony Scott
Interpreti: Denzel Washington, Chris Pine, Rosario Dawson, Ethan Suplee
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 100’
Origine: USA, 2010