Upgrade, di Leigh Whannell

Leigh Whannell, lo sceneggiatore delle saghe di Saw e Insidious, torna dietro la macchina da presa dopo il suo esordio con Insidious 3 – L’inizio. Stavolta non si tratta di un horror, ma di un thriller fantascientifico ambientato in un futuro in cui la tecnologia elettronica ha invaso quasi ogni aspetto della vita umana. Upgrade è la storia di Grey Trace (Logan Marshall-Green). Egli ha una macchina meravigliosa, è felicemente sposato ed è diffidente verso la tecnologia. Passa il suo tempo a prendersi cura dell’automobile, una muscle car vecchio stile che va ancora a benzina. Sua moglie Asha (Melanie Vallejo) invece possiede una macchina elettrica di ultima generazione che non ha bisogno di alcun guidatore e che è addirittura in grado di dialogare con il passeggero.

Forse in futuro il digitale potrà sostituire ogni funzione svolta dall’uomo. Questa è la sfida che Eron Keen (Harrison Gilbertson), un luminare della nanotecnologia ex collega di Grey, si propone. Creare un microchip che sia in grado di fare letteralmente tutto. In questa prospettiva cosa rimane all’uomo? Se la macchina può guidare da sola, cosa resta ancora da fare al passeggero? Può sedersi e godersi il viaggio, direbbe Asha. E se la tecnologia non fosse davvero infallibile? È proprio il suo veicolo ipertecnologico ad accusare un difetto che li porterà in un malfamato quartiere a loro sconosciuto. Lei viene uccisa e lui gravemente ferito. Vedovo e tetraplegico, Grey accarezzerà più volte l’idea del suicidio prima di accogliere STEM, il chip creato da Eron, nella sua colonna vertebrale.

STEM, che può manifestarsi come voce nella sua mente, riesce a farlo camminare. Da allora Grey avrà un solo pensiero in mente: trovare coloro che hanno ucciso sua moglie. Tra arti robotici, armi da fuoco impiantate sotto la pelle e intelligenza artificiale, Upgrade rimescola e ripropone molti elementi e temi cari al cinema di fantascienza. L’inarrestabile progresso della tecnologia ha portato con sé la necessità di migliorare, aggiornare l’essere umano attraverso il controllo del suo corpo. Forse saremo in grado di accorgerci della direzione in cui stiamo andando, ma quando lo faremo sarà troppo tardi. L’unica soluzione possibile all’invadenza della tecnologia sembra essere l’analogico. Quando l’elettronico e il digitale diventano rintracciabili, solo ciò che richiede lavoro manuale riesce a sfuggire al controllo degli strumenti tecnologici.

Come in Saw, Whannell mette in scena un uomo non più padrone del proprio corpo (elemento che ritorna anche in Insidious), prigioniero di una voce, presenza invisibile, che lo domina e gli suggerisce cosa fare. Nel 2004 era lui stesso ad interpretare il protagonista, oltre ad aver curato il soggetto. Stavolta è regista e sceneggiatore, ma la sostanza non cambia. Prigionieri di voci, presenze invisibili, i protagonisti di Whannell sono costretti ad affrontare situazioni che li porteranno a compiere scelte drastiche e definitive. Lo stesso nome di James Wan, regista di Saw e Insidious, viene omaggiato in un easter egg sul citofono di un appartamento. La Blumhouse confeziona ancora una volta un ottimo prodotto di intrattenimento, un revenge movie fantascientifico che piacerà agli amanti del genere.

 

Titolo originale: id

Regia: Leigh Whannell

Interpreti: Logan Marshall-Green, Melanie Vallejo, Harrison Gilbertson, Betty Gabriel, Benedict Hardie

Distribuzione: Universal Pictures

Durata: 100′

Origine: Australia, 2018