V Seeyousound International Music Film Festival – Vince la risposta creativa

«Quella notte, tutti insieme, abbiamo sconfitto la morte», afferma il bassista Chris Dale in Scream for me Sarajevo (2017, sezione Music is the Weapon) di Tarik Hodzic. Il progetto del film prende piede dal libro dello stesso Dale sul concerto tenuto a sorpresa nel 1994 da Bruce Dickinson (frontman degli Iron Maiden, all’epoca solista) nella capitale della Bosnia Erzegovina assediata dai serbi e permette al regista di incontrare coloro che erano presenti all’evento. La band giunge in città di nascosto, in un camion, viaggiando giorno e notte su strade di montagne fra mine e filo spinato, e si esibisce infine in un luogo top secret fino all’ultimo davanti a un centinaio di giovani entusiasti che vent’anni più tardi possono così testimoniare il contribuito di quell’esperienza al superamento di una situazione difficile come la guerra e il ricordo di qualcosa di irripetibile.

Un po’ questo è il tono di tutta la quinta edizione di Seeyousound, volta alla memoria di grandi avvenimenti storici e umani legati alla musica, compreso il focus sui trent’anni della caduta del muro di Berlino trasversale alle diverse sezioni del festival e arricchito da performances e seminari. Una vera e propria festa per addetti ai lavori, appassionati e curiosi, sospesa tra necessità di divulgazione e volontà di riflessione. Dieci giorni dedicati all’universo musicale in ogni sua forma e teso alla ricerca di una risposta agli interrogativi riguardanti l’individuo, la società e la Storia. Come reagire alle difficoltà se non creando qualcosa che ci permetta di crescere insieme dimostrando l’irragionevolezza dei pregiudizi? Così è per Geoffrey Gurrumul Yunupingu e Michael Hohnen, amici inseparabili in Gurrumul (2017, sezione LP DOC, Mezione speciale), o per Adam Gussow e Sterling Magee, giovane bianco laureato a Princeton il primo e maturo afroamericano leggenda del blues il secondo, in Satan & Adam (2018, ancora Music is the Weapon). Ma gli esempi da fare sarebbero ben di più.

Il nuovo direttore artistico Carlo Griseri e i suoi collaboratori hanno ideato quindi una manifestazione che non fatichiamo a definire riuscita, un momento di condivisione culturale intenso e diversificato, colmo di irrinunciabili eventi speciali e ricco di ospiti quali Domenico Sciajno e Giovanni Corgiat Mecio, che hanno convinto sonorizzando dal vivo Berlino – Sinfonia di una grande città (1927) di Walter Ruttmann, il gruppo Torso Virile Colossale che ha presentato il suo album ispirato alle immagini dei grandi kolossal mitologici italiani anni 50-60, e gli Ex-Otago abbinati al notevole documentario Ex-Otago – Siamo come Genova (2019, sezione Into the Groove) di Paolo Santamaria. Poi tantissime le anteprime nazionali e assolute e l’offerta di situazioni collaterali. Vince come miglior film Gundermann (Germania, 2018) di Andreas Dresen, dedicato alla curiosa figura di un autista scavatore che scrive canzoni nelle miniere della Germania dell’Est, emblema di un popolo che deve fare i conti con i propri ideali per andare avanti, e premiato perché a dire della giuria si tratta di «una concisa riflessione sul ruolo dell’artista – e dell’uomo comune -, non solo nella paranoia che ispira i sistemi repressivi, ma nella società in generale».

E mentre il riconoscimento del pubblico promosso da TorinoSette va a Joao, O Maestro (Brasile, 2018) di Mauro Lima «per aver saputo rappresentare una passione totalizzante capace di eliminare il confine tra bene e male» attraverso la storia di João Carlos Martins, il premio come miglior documentario se lo aggiudica Rude Boy. The Story of Trojan Records (UK, 2018) di Nicolas Jack Davis in quanto «con una sapiente ricostruzione narrativa e visiva, il film illumina un angolo meno celebrato della rivoluzione musicale e giovanile degli anni sessanta e settanta, ma altrettanto importante e ancora vitale». Obiettivo, a nostro avviso, raggiunto con più o meno efficacia anche da altri prodotti presentati la scorsa settimana presso il cinema Massimo di Torino.

Personalmente abbiamo apprezzato l’energia scaturita, pur nella convenzionalità nella struttura narrativa, dalla ricostruzione della carriera di Joan Jett, l’icona femminile più provocatoria della scena punk rock, in Bad Reputation (USA, 2018, LP DOC) di Kevin Kerslake. Ma anche il ben diverso approccio di Where are you, João Gilberto (Svizzera, Francia, Germania, 2018, LP DOC) di Georges Gachot, per l’eleganza e l’ironia con cui miscela le modalità del cinema del reale con i cliché del genere investigativo e i toni della commedia surreale. Fresca novità del Palmarès il Premio Sky Arte che va al suggestivo Piazzolla – The Years of the Sharks (Argentina, 2018) di Daniel Rosenfeld e che prevede la programmazione del film in quel palinsesto nel corso dei prossimi mesi.