Van Gogh – I girasoli, di David Bickerstaff

Il regista torna sulle tracce del pittore olandese mettendo a fuoco la sua produzione più iconica in una mostra ideale in giro per il mondo. Al cinema fino al 19.

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“Forse saprai che la peonia è di Jeannin, l’altea appartiene a Quost, ma il girasole è in qualche modo mio…”

Secondo documentario della serie Art Icons, questa volta dedicato a van Gogh. Se quello su Frida ripercorreva l’indissolubile filo che dalla vita tormentata dell’artista si allungava alla sua arte, divenendo espressione di sentimenti e momenti di essere, I girasoli è uno sguardo ravvicinato su una forma così popolare per lo spettatore odierno da innescare un’associazione fulminea con il suo esecutore. L’interesse di van Gogh per un soggetto comune, reiterato nelle tante versioni che si conoscono, ben undici, non può non essere letto anche qui sullo sfondo di esperienze personali e ricerca artistica. Da una parte abbiamo quindi la scoperta dell’Impressionismo, di Degas e Monet ma anche di Jeannin, Quost e Fantin-Latour, dediti nella loro variegata produzione a rappresentare nature morte floreali; dall’altra condizioni di ristrettezza economica per cui la scelta dei girasoli poteva risultare più conveniente per mettere in pratica quegli studi sui colori che lo avrebbero portato a realizzare quadri di pura luce, dove la natura e il paesaggio sono vivi e vibranti pur essendo distanti da un’idea di mimesi: il giallo si sfoglia in una varietà di toni impressi con pennellate irregolari e pastose che danno una tridimensionalità quasi scultorea all’opera, come se, vista da vicino, fosse un bassorilievo; i contrasti cromatici vengono spinti agli estremi verso immagini armoniche che superano la realtà stessa.

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Bickerstaff, regista di molti documentari sull’arte tra cui due proprio su van Gogh, dà un’impronta quasi di carattere filologico a tutta quest’operazione chiamando in causa storici dell’arte e persino botanici. Scienza, simbolismo e note storiche – l’arrivo del girasole in Europa dall’America nel XVI sec – si affiancano a una narrazione più classica che vede la presenza di un attore (Jamie de Courcey) nella parte di van Gogh e di una voce che legge dei passi dalle lettere inviate dal pittore al fratello Theo. Da quel torno di anni, intorno al 1888, in cui i girasoli vengono raffigurati in più versioni, secondo un’attitudine metodica, saltiamo al presente alla ricerca di queste opere, alcune delle quali non esistono più o appartengono a collezionisti privati mentre altre sono sparse in giro per il mondo. Il documentario mette in scena dunque una mostra ideale, o impossibile, spostandosi da Amsterdam a Londra, a Monaco, Tokyo e Philadelphia dove i dipinti sono conservati ed esposti nelle gallerie tra le più famose.

Si plana dolcemente sulla personalità di van Gogh la cui complessità viene spesso esasperata o ridotta fino a farne una macchietta. L’artista viene colto invece in un momento di fioritura della sua creatività che sceglie di firmare con il nome, Vincent, un segno incompleto che forse testimonia proprio quella transizione e che diventerà insieme ai girasoli e a una pittura dallo stile inconfondibile traccia durevole di una fama riconosciutagli soltanto dopo la morte.

Titolo originale: Sunflowers
Regia: David Bickerstaff
Distribuzione: Adler Entertainment
Durata: 89′
Origine: UK 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
1 (1 voto)
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