"Venerdì 13", di Marcus Nispel

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L'unico modo per restare sorpresi dal nuovo Venerdì 13 di Marcus Nispel è quello di non aver mai visto un episodio della serie. Come i suoi predecessori, da cui non si distanzia affatto e da cui anzi pesca a piene mani, il film non punta sulla tensione, ma sull'accumulo di corpi fatti a pezzi. La curiosità – per quanto può durare – è quella di sapere come Jason deciderà di ucciderli.

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venerdi 13Il restyling di Jason Whoores ha un inizio che lascia ben sperare: ci si illude che il rapido riassunto del primo episodio – che sfila via veloce nei titoli di testa, con la sequenza della madre che viene decapitata – sia una sorta di congedo dal prototipo, un omaggio girato per chiudere i conti con il passato e ricominciare da zero. Durante il lungo prologo si continua a pensare che sia solo un modo per legarsi in modo quasi nostalgico agli horror degli anni ottanta, in attesa che arrivi finalmente qualcosa di nuovo, qualcosa che legittimi un remake: quattro giovani campeggiatori smaniosi di accoppiarsi nelle loro tende (ma una ci tiene alla sua virtù) e un nerd che vuole diventare ricco vendendo la marijuana che ha piantato nei pressi di Crystal Lake. E’ un amarcord di personaggi odiosi e talmente stupidi da meritarsi l’inevitabile fine che li aspetta: preso così, potrebbe anche essere un piacevole viaggio nel tempo. Invece, quando ormai il film è già a buon punto, ci si accorge che il resto è esattamente uguale a quanto si era già visto, e che le situazioni tenderebbero a ripetersi all'infinito, se il film non rispettasse la durata canonica dell'horror: il nuovo Venerdì 13 di Marcus Nispel (già abituato ad avventure simili, aveva diretto Non aprite quella porta nel 2003) è proprio come quello di Sean S. Cunningham, che quasi trent’anni fa aveva dato vita ad un’immagine di assassino di tale successo da fruttare una decina di sequel ed un team-up con Freddy Kruger. Non c’è nemmeno traccia di un’altra delle pratiche che Hollywood ha mutuato dal mondo dei comics: quando un personaggio è ormai logoro, bisogna riscriverne le origini in modo diverso, dargli un differente passato, dare nuova vita alla continuity. Questo remake si presenta per quello che è: un devoto slasher movie il cui unico motivo di fascino è il bodycount. Individuare la cifra esatta di quelle che saranno le vittime di Jason Whoores non è nemmeno troppo difficile (basta leggere il titolo), e la ripetitività delle scene viene smossa unicamente dalla previsione del modo in cui verranno uccise. Più che sulla tensione (il killer spunta sempre dietro le spalle, e il massimo che si può chiedere è qualche nobody’s shot sui bagnanti al lago), il film punta sull’accumulo. Nispel cerca di dare vita ad un oggetto inerte e prevedibile (la sceneggiatura pesca a piene mani da tutti gli episodi, specialmente i primi due) con qualche brillante movimento di macchina (Jason sul tetto della casa), ma l’impresa è quasi disperata. Certo, per chi non ha mai visto un film della serie, Venerdì 13 può anche passare per un discreto film di genere, per quanto rude e semplicistico. Ma c'è davvero qualcuno che non ne conosca nemmeno uno?

 

 

 

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Titolo originale: Friday the 13th
Regia: Marcus Nispel
Interpreti: Jared Padalecki, Amanda Righetti, Derek Mears, Odette Yustman
Distribuzione: UIP
Durata: 101'

Origine: USA, 2009

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