VENEZIA 59 – "Rosy Fingered Dawn – Un film su Terrence Malick" di Luciano Barcaroli, Carlo Hintermann, Gerardo Panichi, Daniele Villa (Nuovi Territori)

'Rosy fingered dawn ovvero dell'invisibilita'. Figura centrale dell'immaginario cinefilo ma appartata all'interno del luna park hollywoodiano, Terrence Malick  ha alimentato il suo mito realizzando solo tre film nell'arco di venticinque anni, con una 'pausa' tra il secondo e il terzo di vent'anni. Sulle tracce dell'inafferrabile regista texano si sono messi quattro valorosi filmmakers italiani, trattegiando nel loro coinvolgente viaggio nel cinema e nell'America di Malick, l'anima dell'artista. Il volto disteso della grande Sissy Spacek apre uno squarcio sul mistero che avvolge il regista texano, introducendo il primo di una galleria di volti/voci che, mescolate ai brani dei film e a immagini dell'America contemporanea, offrono un ritratto vivido, hopperianamente denso dell'uomo dietro la maschera. Sorgendo come un'evocativa 'alba dalle dita di rosa', il documentario entra nel profondo dell'arte di Malick, diradando progressivamente la coltre d'invisibilita', con racconti appassionatamente dettagliati di amici/collaboratori, entusiasti di rievocare momenti che sembrano uscire dalla sfera delle cose sospese tra il prezioso e l'indimenticabile. Appreso dalle parole di Martin Sheen, protagonista di Badlands, che il cinema occupa una parte secondaria nella vita di Malick, scopriamo fortunatamente dal fidato scenografo Jack Fisk che il tramonto è lungi dal venire, la sfinge texana ha ancora molto da raccontare…

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