VENEZIA 60 – "Casa De Los Babys" di John Sayles

Nuovo affresco saylesiano della società contemporanea e delle tensioni che la attraversano, il film è un commosso saggio sui rapporti tra il Nord e il Sud del mondo, attraverso la storia di sei donne americane giunte in un paese latinoamericano nella speranza di ricevere un bambino in affidamento.

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Sei donne americane in attesa di adottare un bambino. Un centro di neonati in affidamento e le loro madri senza speranza. Una città del Sud America e le faticose esistenze dei suoi abitanti. Con Casa de los Babys il cinema corale di John Sayles si arricchisce di un nuovo, profondissimo ritratto di una comunità di individui. Sempre meno narrativo, sempre più intenso e commosso, Sayles continua il suo affresco umanista della società contemporanea, scavando a fondo nell'analisi dei rapporti di forza che ne regolano la funzione.

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Come già in Angeli armati teatro della vicenda è il Sud America, nazione che, come altri set saylesiani, da luogo carico di storia e cultura diventa un fragile agglomerato di razze e conflitti sociali. La clinica dei bambini in affidamento, la "Casa de los Babys", è una terra di frontiera come il Texas di Lone Star o la Florida di La costa del sole, ma il confine che le solca non è quello tra due nazioni o tra la civiltà e la natura, bensì quello invisibile e drammatico tra il Nord e il Sud del mondo, tra la ricchezza sterile degli Usa e la florida povertà dell'America Latina.


Il collante sociale e personale che regola la vita della comunità è l'adozione di neonati da parte di ricche donne americane, una forma di sfruttamento che, secondo Sayles, non è diversa dalle speculazioni economiche o dalle mistificazioni storiche di altri suoi film. Centro fisico ed emotivo della vicenda è l'albergo dove risiedono le sei americane, attorno al quale Sayles bandisce una fitta rete di personaggi affidando a ciascuno di loro una ragione e un dolore condivisibili. Il suo è un racconto polifonico, con le sei donne al centro della scena e alcuni abitanti della città – il bambino analfabeta, la cameriera che ha dato in affidamento il figlio, il disoccupato, la direttrice dell'albergo – che entrano in scena per allargare lo sguardo naturalista e commosso dell'autore.


Il film è composto interamente da scene di conversazioni e vagabondaggio nella città, alle quali l'uso del piano sequenza conferisce l'aspetto di momenti di vita colti nel loro divenire: ciò che avviene è l'emergere della verità di ciascun personaggio in scene di sconvolgente autenticità. Come nella bellissima conversazione tra la donna irlandese e la cameriera, due madri mancate che parlano senza capirsi dei loro desideri frustrati, dove con un semplice gioco di campi e controcampi Sayles ci restituisce l'universalità del dolore e l'inconcepibile bellezza della maternità.

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